BANCHI DIDATTICI ANTROPOLOGIA SOCIALE 2020 

BANCO DIDATTICO DEL MOSAICO.  

I più antichi reperti che testimoniano l’uso di tecniche di rivestimento ornamentale apparentabili al mosaico sono stati in Mesopotamia (IV e III millennio a.C.) sono tazze, brocche e strumenti musicali.

L’invenzione del mosaico in tessere sembra da attribuirsi a mosaicisti greci operanti ad Alessandria d’Egitto in epoca Tolemaica (III secolo a.c.).

Il più antico pavimento in tessere è stato ritrovato a Morgantina (Sicilia) e risale al III secolo a.C.

I Romani svilupparono a tal punto l’arte musiva in tutta l’immensa area del loro impero da fare considerare il mosaico pavimentale come “ars romana” per eccellenza.

Sono i mosaici realizzati in tutta Italia che serviranno da modelli per tutte le provincie dell’impero.

Si possono distinguere in Italia quattro fasi corrispondenti ad altrettanti stili.

La fase repubblicana o ellenistica (II e I secolo a.C.), caratterizzata da pavimenti-quadri realizzati sul posto da mosaicisti di formazione ellenistica o trasportati da Alessandria. Appartengono a questo periodo alcuni dei capolavori più noti della storia del mosaico quale La battaglia di Isso, ritrovato nel 1831 nella casa del Fauno a Pompei.

Lo stile bianco e nero, iniziato a partire dal I Secolo a.C.. Con questo stile il mosaico romano trova la forma di espressione a lui più propria. L’esempio più conosciuto è il mosaico del Cave Canem di Pompei.

 

Lo stile fiorito nato in Italia all’epoca di Adriano (120 – 130 d.C.). Parallelamente ad una ancora più timida ricomparsa del colore i motivi qui rappresentati prendono progressivamente più libertà e movimento e si moltiplica l’uso di linee curve, trecce, volute e arabeschi.

I mosaici pavimentabili delle Terme dei Sette Saggi ad Ostia ne sono uno splendido esempio.

Lo stile policromo si esprimerà solo a partire dal IV secolo, ed di mosaici pavimentali di Piazza Armeria (Sicilia) lo illustrano magnificamente.

 

 

 

 

BANCO DIDATTICO DELL’ALIMENTAZIONE 

 

La ritualità contraddistingue il banchetto. Fin dalle origini questo atto collettivo assume una doppia valenza: “pubblica”, per i banchetti in onore di divinità, in occasione di cerimonie e festività, in memoria dei defunti, e “privata”, legata alla sfera essenzialmente domestica.

Di sera la coena era il pasto principale,mentre il ientaculum, colazione della mattina, e il prandium, refezione di mezzogiorno, erano pasti veloci che si consumavano usualmente in piedi. Nei grandi convivi, la fine della cena era caratterizzata dalla comissatio, che poteva durare anche tutta la notte, con libagioni e sfrenata allegria. L’atmosfera era decorosa o volgare, a seconda delle regole imposte dal magister bibendi, eletto tra i commensali, che introduceva e alternava le bevute alle letture classiche e poetiche, esecuzioni musicali e giochi d’azzardo. Vi si davano anche spettacoli, con danze lascive, scene comiche con mimi, nani (pumiliones), buffoni (derisores), acrobati (petauristarii).

 

L’attoconviviale in cui si celebra la vita spensierata è spesso raffigurato in ambito funerario, proprio per esorcizzare la paura dell’oblio e ricordare che la vita andava vissuta pienamente.

Questo è lo spirito con cui gli uomini e le donne di Roma vivevano la nutrizione.

La grande quantità di vegetali è alla base della dieta che ancora noi oggi utilizziamo per la nostro sostentamento nutrizionale.

Ma gli antichi erano vegetariani per necessità? No! Potremmo dire che i romani comunque già conoscevano i benefici della dieta Mediterranea.

Infatti sulle tavole imbandite era facile trovare cibi a base di carne rossa come il maiale, la capra e l’agnello, o carni bianche come il pollame, oche e piccioni. Tutti i tipi di pesci erano presenti nel menù

Su questo banco potrai trovare, tu che sei curioso, alcuni degli alimenti alla base del pasto giornaliero.

Al primo posto i cereali, farro, orzo, miglio dai quali, dopo macinatura, si otteneva farina. E molto verosimile che dal terminefarro deriva la parola Farina.

“Il pane nell’antica Roma era di tipi diversi e non mancava mai sulla tavola dei romani. L’uso, però, sembra divenuto generale soltanto al principio del II secolo a.C. Il primo pane veniva preparato con il farro, che a quei tempi era il cereale più coltivato. Con il grano, inizialmente, veniva fatta una pappa di frumento (la puls) che si distingueva dalla polenta dei Greci fatta, invece, con orzo abbrustolito e macinato. Prima il pane veniva preparato nelle case mentre in seguito gli artigiani e i cuochi aprirono delle panetterie attrezzate con forni e mulini. Il pane si divideva essenzialmente in tre qualità principali: il pan nero di farina stacciata rada che veniva consumato principalmente dai poveri, il pane bianco (panis secondarius) che era migliore del precedente più bianco ma non finissimo e il pane bianco di lusso (panis candidus, mundus) fatto con farina finissima che veniva consumato principalmente dai ricchi. Si ricorda anche il pan da cani (panisfurfureus) fatto con la crusca. Il pane veniva cotto in forno o in recipienti speciali (panis clibanicus). Tipi di pane con il loro nome originale “Cibarius”, un pane scuro poco costoso; “Secondarius”, fatto con farina integrale; “Autopyrus”, un pane nero fatto con farina non setacciata; “Siligeneus”, pane bianco di grano tenero; “Parthicus”, un pane spugnoso; “Furfureus”, pane fatto con la crusca; “Pane d’Alessandria”, cotto con gli spiedi; “Piceno”, cotto in pentola di coccio che si rompe di fronte ai commen

sali; “Adipatus”, pane condito con il lardo; “Aucellatus”, un pane biscottato; “Ostearus”, fatto per accompagnare le ostriche.”

Trato http://v.ww.alimentipedia.it/pane.htmICopyright O Alimentipedia.it

Osservando con attenzione, trovi anche, il latte, il formaggio e infine il sale, preziosissimo minerale che permette la conservazione dei cibi nel tempo, ma che veniva anche utilizzato nei tempi più arcaici come paga per i soldati da cui deriva appunto il termine “salario” .

Ancora troverai uova, aglio, cipolle, olive, olio, miele, pepe, verdure di campo e, ancora, tuberi, funghi, carote, cereali e legumi; gli asparagi, a detta di Plinio il Vecchio (I sec d. C.), i migliori venivano da Ravenna, mentre il porro era rinomato quello di Ariccia.

Il GARUM, la famosa salsa a base di pesce azzurro, i Romani lo mettevano su tutti i cibi per migliorarne il gusto.

Infine il vino che non poteva mai mancare sulla tavola dei roman.Quello più famoso è sicuramente il Mulsum, un vino speziato, con aggiunta di miele che veniva bevuto spesso prima del pasto principale.