Tra la Regia e il Tempio di Vesta sorge la Casa delle Vestali , sede dell’omonimo collegio sacerdotale presso il Foro Romano. Essa deve la sua attuale forma alla ricostruzione compiuta dopo l’incendio neroniano del 64 d.C. In questo restauro l’edificio venne costruito a un livello più alto e con orientamento differente rispetto alla precedente costruzione (di cui rimangono però alcuni resti con pavimenti in mosaico); in seguito sono stati effettuati restauri in età adrianea e sotto Settimio Severo. Nel 382 l’Imperatore Graziano confiscò i beni delle Vestali e la casa servì in seguito da alloggio agli ufficiali della corte imperiale, e poi a quelli della corte pontificia. Dopo l’undicesimo secolo l’edificio fu abbandonato e cadde in rovina. L’edificio è costruito intorno a un cortile porticato sui quattro lati con al centro delle fontane, una delle quali è stata successivamente trasformata in una aiuola ottagonale. Sul lato meridionale vi sono delle stanze che sono state riconosciute come un forno, una cucina e un mulino. Al piano superiore, accessibile tramite una rampa di scale situata al centro del portico, vi erano le stanze dove alloggiavano le Vestali ed erano presenti anche numerosi bagni riscaldati da bocche di stufe ricavate nelle intercapedini dei muri. Sul lato orientale del portico è presente una grande stanza sulla quale si affacciano tre ambienti per lato; questo grande ambiente (conosciuto con il nome di tablino) era certamente il luogo di residenza più importante di tutto l’edificio. Tutto il lato settentrionale del portico è quasi completamente occupato da basi in marmo su cui sono state collocate alcune delle statue femminili rinvenute durante gli scavi. Tutte le donne raffigurate sono avvolte in ampi mantelli e rappresentano le Vestali Massime (queste solamente avevano il diritto di avere statue onorarie), le sacerdotesse poste a capo dell’ordine religioso alle quali erano riferite le iscrizioni poste sulle basi celebrative. Dalle statue si può desumere l’abbigliamento delle sacerdotesse: esso si componeva di una tunica, una sopravveste (stola) e un mantello (pallium o palla), di lana bianca. Un velo (suffibulum) tenuto da una spilla (fibula) ricopriva loro il capo quasi interamente, lasciando scoperta soltanto la fronte e l’attaccatura dei capelli. Di sotto all’orlo anteriore del suffibulum, appariva la capigliatura, divisa, secondo la rituale prescrizione, in sei trecce (crines), non di capelli propri, ma di posticci, cui si attorcigliavano nastri di lana rossa. Le Vestali portavano questa acconciatura durante tutta la vita; mentre le donne romane erano obbligate ad adottarla soltanto nel giorno delle nozze. La statua meglio conservata dell’atrio mostra sul petto il resto di un monile in bronzo (catenella e medaglione), il quale non sembra facesse parte dell’abbigliamento ufficiale. Le altre statue vennero trasferite al Museo delle Terme Diocleziane. I nomi ricordati nelle iscrizioni sono: Numisia Maximilla, Terentia Flavola, Campia Severina, Flavia Mamilia, Flavia Publicia, Coelia Claudiana, Terentia Rufilla, Coelia Concordia. Il gruppo di stanze situate sul lato occidentale non si è ben conservato, tuttavia si possono vedere i resti della Casa delle Vestali da ricollegare all’epoca repubblicana; sono state recuperate sei stanze affacciate su un cortile che in alcuni casi mantengono ancora la pavimentazione originaria: tessellato con inserti di pietre colorate databili tra la seconda metà del II e gli inizi del I secolo a.C. La casa venne quasi per intero scoperta nel 1883 – 1884, mentre l’ala occidentale tornò alla luce nel 1901, dopo la demolizione della chiesa di S. Maria Liberatrice. Accanto alla casa delle Vestali, sotto la pendice del Palatino, si trovava un bosco sacro (Lucus Vestae), il quale poi sparì per i vari ingrandimenti fatti alla casa.