VIII SEZIONE

VESTALI

  1. LOTO CRINITO
  2. BASTONE DELLA VESTALE MASSIMA
  3. ANFORA
  4. INCENSIERE

Le vestali erano le sacerdotesse della dea Vesta, patrona della pace e del focolare domestico. Loro compito era quello di tenere acceso e sorvegliare il focolare pubblico nel santuario di Vesta. Questo fuoco era la dea stessa e il suo ardere perenne simboleggiava l’ eternità dello Stato.

Esse erano scelte dal Pontefice Massimo tra le fanciulle di buona famiglia tra i sei e i dieci anni, essendo la verginità la principale caratteristica del loro ordine. Il sacerdozio durava 30 anni: 10 di preparazione, 10 di pratica ed altri 10 dedicati all’ istruzione di quelle che sarebbero loro succedute. A quel punto erano libere di lasciare l’ ordine e di sposarsi, ma sembra che molte preferissero restare al loro posto.

Ad ogni minima negligenza la vestale era severamente punita dal Pontefice Massimo e, se mancava al giuramento di castità, veniva sepolta viva nel “campus sceleratus”.

Di contro godevano di molti privilegi, come muoversi in lettiga, essere precedute dai littori, graziare i condannati, essere sepolte nell’ Urbe, ma soprattutto essere le uniche donne ad avere piena capacità giuridica: capacità di testare e di rendere pubblica testimonianza.

 

1 . CAPTIO VIRGINIS

La Captio Virginis, ovvero “la presa della vergine”, era una cerimonia nella quale il Pontefice Massimo, la più alta autorità religiosa, nominava una nuova vestale, scelta tra le fanciulle patrizie aventi dai 6 ai 10 anni. La verginità era uno dei requisiti essenziali per  accedere  a questo sacerdozio.  Nella scelta erano osservati dei rigidi criteri fisici, giuridici, morali e sociali: le fanciulle dovevano essere fisicamente perfette, avere entrambi i genitori in vita, nessuno dei quali doveva avere esercitato professioni infamanti ed essere regolarmente sposati con il rito della confarreatio.

Le ragazze erano portate al Pontefice dalla loro stessa famiglia, dapprima spontaneamente, in seguito per imposizione della lex Papia. Al momento della cerimonia il Pontefice prendeva per mano la fanciulla e pronunciava parole rituali. Dopo le esponeva quelli che sarebbero stati i suoi doveri e, di contro, i privilegi che derivavano dal suo nuovo status

A partire da quel momento la vestale non era più sottoposta alla potestas del  pater familias e andava  ad abitare nell’ Atrium Vestae,  presso il tempio di Vesta, nel foro romano.

Qui le altre vestali la vestivano dell’ abito sacerdotale bianco e le tagliavano i capelli, simbolo di sacrificio, che venivano appesi ad un albero, l’ antico loto crinito.

 

2 . IGNIS VESTAE RENOVATIO

Il fuoco sacro, custodito nel Tempio di Vesta, veniva rinnovato dalle vestali ogni anno alle calende di marzo. L’ accensione del nuovo fuoco avveniva tramite lo sfregamento di pezzi di legno degli alberi ritenuti di buon augurio (arbores felices), come la quercia, il leccio, il sughero ed il faggio o, secondo quanto scrive Plutarco, con la rifrazione dei raggi solari, utilizzando un vaso conico di rame, detto scaphium.

Ciò avveniva al di fuori del tempio o in una zona riparata all’ interno dello stesso, dove potevano entrare solo le vestali ed il Pontefice Massimo. Poi i tizzoni venivano posti sul focolare.

Il fuoco doveva essere mantenuto sempre acceso. In caso di spegnimento la pena prevista era la fustigazione della vestale responsabile.

 

3 . PALILIA

Era un’ antica festa agricola pastorale, che si celebrava a Roma e nelle campagne il 21 aprile in onore di Pales, divinità protettrice delle greggi e degli allevamenti. In seguito, a partire dal 121, a questa festa si aggiunse anche quella per celebrare la fondazione di Roma.

Le vestali, per l’occasione, preparavano un suffumigio con le ceneri del vitello estratto ancora feto dalla madre nel giorno delle Fordicidia, festa celebrata il 15 aprile in onore della dea Terra con il sacrificio di una vacca gravida.

Le ceneri venivano mescolate a steli di fave, considerate un importante ingrediente di purificazione, ed al sangue del cavallo sacrificato a Marte nelle idi di ottobre.

Le donne, il 21 aprile, si recavano alla casa delle vestali a ritirare questo composto, con il quale purificavano le loro abitazioni e le stalle.

 

4 . MOLA SALSA

Con il termine mola, che significa “macina”, i Romani indicavano anche il farro macinato. Il composto, ottenuto unendo il farro macinato al sale ed all’ acqua sorgiva, detto “Mola salsa”, era un elemento indispensabile per i sacrifici. Con esso si cospargevano le vittime prima di sacrificarle.

Da qui il termine “immolare”: cospargere con la mola salsa.

Questa veniva preparata dalle vestali tre volte all’ anno: il 15 febbraio, festa dei Lupercali, il 9 giugno, festa delle vestali, detta Vestalia, e alle idi di settembre. Il farro usato era coltivato dalle vestali stesse, tostato e macinato a giorni alterni tra le nonae e le idi di maggio (dal 7 al 15 maggio).

L’ impasto ottenuto veniva conservato per i sacrifici in un contenitore che non doveva toccare terra per conservarne la purezza.