IV  SEZIONE

PRETORIANI

  1. ARMAMENTO DEI PRETORIANI (lorica, elmo, gladio, scudo, lancia)
  2. INSEGNA DELLA COORTE PRETORIA
  1. NOTIZIE STORICHE

In età repubblicana, i soldati scelti, di comprovato valore e assoluta fedeltà, addetti al comandante della legione erano chiamati pretoriani e formavano la cohors praetoria.

Mantenendo il nome, Augusto ne fece la guardia del corpo dell’ imperatore. Intorno al 20 a.C. egli istituì nove cohortes praetoriae, di mille uomini ciascuna, dislocate tre presso Roma, le altre nelle città dei dintorni. Esse furono poi raccolte da Tiberio nei castra praetoria (castro pretorio) situati sul Viminale alla periferia dell’ Urbe. Per questo i pretoriani furono molto riconoscenti a questo imperatore e adottarono, come loro emblema portato sugli scudi, sugli elmi e sui vessilli, lo scorpione, segno zodiacale di Tiberio.

 Il numero delle coorti variò successivamente nel tempo. Furono portate a 12 da Caligola, a 16 da Vitellio, ridotte a 3 da Vespasiano e riportate a 10 da Traiano. Il servizio dei pretoriani, della durata di 16 anni, consisteva principalmente nella vigilanza per la difesa dell’ imperatore, nel palazzo, nelle cerimonie ufficiali, nei viaggi e nelle guerre, ove potevano prendere parte a operazioni belliche. Il carattere unico dei pretoriani si rifletteva anche nel loro equipaggiamento. Portavano un elmo di tipo attico, dotato di una vistosa cresta; uno scudo ovale con il simbolo dello scorpione; il gladio classico; una lancia dotata di una sfera metallica all’ estremità inferiore, che poteva essere utile nei loro servizi di vigilanza. Il comandante dei pretoriani era il praefectus praetorio, personaggio di primo piano nelle vicende di Roma imperiale.

Nel corso della loro storia, durata circa 350 anni, i pretoriani ebbero un enorme peso politico: intervennero nelle vicende più gravi dell’ impero, eliminarono personaggi scomodi, elessero e destituirono imperatori, seguendo i loro interessi.

La loro tumultuosa storia si chiuse con la sfortunata difesa di Massenzio alla battaglia di Ponte Milvio nel 312: il vincitore Costantino abolì del tutto questa guardia, che gli si era opposta.

  1. RECLUTAMENTO E DURATA DEL SERVIZIO

 

Il corpo fu inizialmente arruolato tra i migliori legionari italici, meglio ancora, fino a Tiberio, se provenienti dall’ Etruria, il Lazio, l’ Umbria, il Piceno.

Con Claudio i pretoriani provenivano in larga parte anche dalle regioni del nord Italia, Aemilia, Transpadana, Venetia et Histria. Nel II secolo ancora l’ 80% dei pretoriani era di origine italica, gli altri reclutati in ogni caso nelle province di piu antica romanizzazione, come Norico, Gallia Narbonese, Baetica. Considerato che da Adriano in poi il servizio nelle legioni era sempre piu appannaggio di provinciali e popoli di frontiera, la Guardia pretoriana può essere considerata l’ ultimo residuo dell’ antico esercito romano tradizionale, come probabilmente la intese lo stesso Adriano, elevandola al vertice della struttura piramidale militare. Con il congedo in massa dei pretoriani italici e la successiva riforma di Settimio Severo gli italici furono sostituiti da provinciali cittadini romani, soprattutto danubiani, ma anche africani e asiatici. Secondo alcuni storici, questo cambiamento portò a Roma persone di basso livello, come effettivamente ci riferisce Dione Cassio, contemporaneo agli eventi, il quale ci parla di uomini dalle lingue orribili e dal comportamento inurbano ammassati nella Capitale e lamenta che ora la gioventù italica deve dedicarsi al banditismo e alla carriera gladiatoria piuttosto che al servizio militare. Mentre altri autori moderni pensano invece che provenissero da famiglie di ceto elevato: il posto di pretoriano, per diversi motivi, era molto ambito e quindi i notabili facevano di tutto per farvi entrare i loro figli. Dopo Caracalla (a causa della Constitutio Antoniniana, che concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’ impero) la possibilità di servire nella Guardia pretoriana era ormai aperta a tutti.

La durata del servizio era la prima importante differenza rispetto le legioni e gli altri corpi militari. I pretoriani restavano in servizio solo sedici anni, invece dei 20 – 25 anni dei legionari, e naturalmente questo ne faceva un corpo privilegiato e ambito.

Il congedo avveniva ogni due anni il 7 gennaio con una solenne cerimonia.

 

  1. L A GERARCHIA NELLA COORTE PRETORIA

 

Tutte le ricerche effettuate sui manoscritti ritrovati riguardanti la composizione gerarchica delle coorti pretorie, conducono gli studiosi ad una sorprendente conclusione, nella quale si afferma che anche se lontani e diverse dalle legioni, molti aspetti nelle stesse coorti avessero forti similitudini con i meccanismi che reggevano le stesse. La fanteria della coorte pretoria era inquadrata in tre manipoli, formati da due centurie ciascuno, al comando delle quali vi erano i centurioni. Al di sopra di questi vi era il Tribuno il quale era il diretto esecutore materiale degli ordini ricevuti dal prefetto del pretorio. I vari step attraverso i quali un pretoriano passava nelle propria carriera militare possono essere cosi riassunti:

 

LECTUS:

Era la recluta che ogni volta veniva scelta, per essere preparata a far parte delle coorti pretorie, diventando miles. A questa selezione potevano prendere parte anche ex legionari, lecti ex legione, i quali anche se graduati venivano inizialmente inquadrati come soldati semplici.

 

MILES:

Era il soldato semplice. Sui suoi documenti erano presenti il numero della coorte e il nome della centuria d’appartenenza, che quasi sempre era quello del centurione che la comandava. Il suo grado prevedeva che questi espletassero qualsiasi tipo di compito all’interno del campo.

 

IMMUNES:

Erano graduati della truppa esenti da compiti militari, venivano chiamati anche principales e avevano all’interno del reparto varie assegnazioni (addetti amministrativi, servizi tecnici, architetti, ecc. ecc.). Da segnalare con questo grado gli equites singulares, elite della Praetoria a diretto servizio dell’ imperatore (trattati per la loro impotanza in un proprio paragrafo) e gli equites aeneatores, musicisti la cui funzione in battaglia era assai importante, poiché trasmettevano gli ordini ai portatori di insegne, che facevano muovere i soldati durante gli scontri.

 

PRINCIPALES:

Erano i graduati che a differenza degli immunes si trovavano direttamente sul campo di battaglia. Tra questi particolare rilevanza avevano: Tesserarius, Optio, Signifer e Vexillifer . A questo rango apparteneva anche il curator fisci peditum che non era altro che l’amministratore e curatore della cassa della coorte.

 

EVOCATI:

Potevano diventare evocati solamente quei soldati che alla fine del servizio, all’atto del congedo venivano richiamati dall’ imperatore o dal prefetto per meriti ottenuti, a riprendere servizio con altre cariche amministrative all’interno della città.

 

CENTURIO:

Il centurione era il comandante della centuria. Poteva provenire sia dagli evocati che giungere a tale carica dopo aver passato tutta la trafila all’interno del corpo stesso.

 

TRIBUNUS:

Il comando di ogni singola coorte era tenuto da un tribuno. Proveniva essenzialmente dalla carica di centurione, ma sovente vi era la presenza di tribuni che in precedenza avevano svolto compiti nelle coorti urbane e in quella dei vigili e che accedevano a tale carica come compenso per onore. Appare anche evidente come a questa carica non ambissero i tribuni delle legioni, in quanto non assolvevano nella pretoria compiti di strategia militare.

 

PRAEFECTUS PRAETORIO:

La carica fu istituita nel 2 a.C., in età imperiale, per volere di Augusto, come comandante della Guardia pretoriana, e poteva essere ricoperta solo da membri dell’ ordine equestre.

Inizialmente, la prefettura del pretorio era la seconda carica del cursus equestre dopo l’ ufficio di prefetto d’ Egitto. Già in età giulio-claudia, tuttavia, la prefettura del pretorio divenne, grazie alla vicinanza con la persona dell’ imperatore, il massimo incarico per un membro del ceto equestre. Già con Tiberio, il prefetto del pretorio era in primis un comandante militare delle 9 coorti pretorie stanziate nell’ Urbe.

Oltre alla protezione dell’ imperatore, che seguiva sempre anche fuori da Roma, il prefetto del pretorio fu più volte a capo delle proprie forze anche in battaglie campali. Il prefetto del pretorio, ciononostante, ebbe già a partire dall’ età giulio-claudia una delega di funzioni civili e soprattutto giudiziarie. In sostanza, il prefetto del pretorio divenne con il tempo il capo della cancelleria palatina, preludendo la svolta “civile” e amministrativa della prefettura del pretorio tardo-antica.

 

I GERMANI

Fu Augusto, all’interno del radicale riassetto dell’esercito romano, da lui voluto, ad arruolare per la sua guardia personale esclusivamente soldati Batavi (tribù germanica). Questa scelta fu sempre giustificata dalle spiccate abilità equestri che questi uomini avevano. Più tardi la guardia venne chiamata con il nome di Germani o custodes corporis. Furono presenti all’interno della coorte per tutto il periodo della dinastia giulio-claudia; poi con la morte di Nerone e la fine della dinastia il corpo fu sciolto. Un’ importante caratteristica del corpo era quella di essere nata a carattere strettamente privato e non come istituzione militare. Ovvero, in organizzazione e status il corpo era più parte della famiglia dell’imperatore, piuttosto che un componente dell’esercito militare dell’ Impero.

 

  1. LA PAGA

 

Una delle grandi differenze nella carriera militare tra legionari e pretoriani era la paga. I pretoriani ricevevano salari sensibilmente più elevati rispetto ad altri soldati romani, sostanzialmente un pretoriano, dopo la riforma di Augusto, guadagnava il doppio del soldo di un legionario. La paga veniva regolata in base ad un sistema che è stato chiamato sesquiplex. Il pagamento veniva effettuato tre volte l’ anno, nel mese di gennaio, maggio e settembre. Va ricordato che con la paga percepita i soldati dovevano pagare il vitto, l’alloggio e le spese sostenute per mantenere efficiente la propria dotazione militare. Fissata da Augusto in 750 denari annui, fu poi portata a 1000 alla fine del I sec. con gli aumenti di Claudio e Domiziano. Nel III sec. si attesto’ alla cifra di 1500 denari, grazie a Settimio Severo, per raggiungere i 2500 denari sotto il regno di Caracalla.

Oltre il normale stipendio i pretoriani percepivano, prima saltuariamente poi anche con abusi di forza in maniera continua, dei premi che gli imperatori versavano per assicurarsi la loro fedeltà e allontanare idee di successione. A volte il forte legame tra le coorti e l’Imperatore portava quest’ultimo a lasciare nel proprio testamento grandi donazioni per le casse delle pretorie.

Ultima, ma non meno significativa, era la differenza di trattamento al momento della liquidazione. Una grossa somma di denaro all’atto del congedo, ( 20.000 sesterzi, 5000 dinari), veniva donata al milite insieme alla cittadinanza romana, e vari privilegi legata ad essa.

 

  1. LA VITA QUOTIDIANA

 

Come nelle legioni i pretoriani alloggiavano nell’ accampamento dove si svolgevano le esercitazioni militari. La differenza stava nel fatto che i castra praetoria si trovavano non sul confine, esposti agli attacchi dei barbari, ma a Roma, il centro politico ed economico dell’ Impero, dove i pretoriani potevano usufruire delle terme e dei giochi dell’ anfiteatro. Oltre all’ ovvio servizio di protezione personale dell’ imperatore e dei suoi protetti, la guardia pretoriana era un corpo di soldati al totale servizio dell’ imperatore e quindi impegnato in ogni cosa l’ imperatore ritenesse utile per i suoi scopi. Testimonianze riportano pretoriani impegnati nel servizio di ordine ai giochi e nei teatri, nella riscossione delle tasse in aggiunta ai pubblicani, alla guardia delle statue che ritraggono gli imperatori, ma anche in compiti più umili come lo spegnimento degli incendi a supporto di coorti urbane e vigiles.

Appena si svegliavano i pretoriani iniziavano gli allenamenti e dopo un abbondante pasto potevano godere delle terme, degli anfiteatri e dei tanti servizi offerti nella capitale. Molto apprezzati erano gli incontri tra gladiatori che, oltre ad essere un spettacolo erano anche un modo per addestrarsi osservando le movenze di attacco e difesa dei combattenti.

La mansione principale delle cohortes praetoriae era quella di scortare l’imperatore sia che questi si spostasse per motivi personali, diplomatici, o, a maggior ragione, bellici. Ma questi soldati assolvevano anche altri compiti, quali, per esempio, servizi di controllo sulla costruzione di opere pubbliche, sfruttamento di cave e miniere (p. e. in Italia a Pisa, in Macedonia, in Norico), nei porti ecc.

Potevano intervenire in campagne belliche anche senza la presenza dell’Imperatore in persona.