V  SEZIONE

GLADIATORI

  1. EQUIPAGGIAMENTO DEL TRACE
  2. EQUIPAGGIAMENTO DELL’ OPLOMACO
  3. EQUIPAGGIAMENTO DEL MIRMILLONE
  4. EQUIPAGGIAMENTO DEL REZIARIO
  5. EQUIPAGGIAMENTO DEL SECUTOR
  6. ARMI D’ OFFESA
  7. ELMI
  8. PROTEZIONI ALTE: MANICHE e GALERI
  9. PROTEZIONI BASSE: SCHINIERI
  10. GUANTI DI PROTEZIONE
  11. PROTEZIONI DELLE COSCE
  12. SCUDI
  13. MASCHERA E MAZZA DEL CARONTE

 

  1. ORIGINI – RECLUTAMENTO – ADDESTRAMENTO                                                              

Si suppone che i combattimenti gladiatori abbiano avuto origine dagli Etruschi e, più fondatamente, dai Sanniti,  come riti funebri propiziatori, detti munera (munus = dono votivo, sacrificio per i morti), celebrati per placare l’ ira degli dei infernali e l’ inquietudine dei defunti.

Infatti c’era una credenza presso i Sanniti, che gli dei dell’ al di là avrebbero accolto benevolmente l’ anima del defunto, se veniva loro sacrificata una persona, il perdente nel combattimento tra due contendenti.

Tali riti piacevano al pubblico e divennero un fenomeno di massa, che avvinse con il suo fascino morboso anche il popolo romano, conquistatore del Sannio.

Così nel 264 a.C. anche a Roma si svolse il primo munus nel Foro Boario (oggi Piazza Bocca della Verità), in occasione dei funerali di Marco Emilio Lepido.  Numerosi altri munera furono organizzati in seguito in occasione dei funerali di persone illustri o per commemorare la loro scomparsa.  Il gradimento del pubblico fu tale che questi combattimenti da riti funebri si trasformarono presto in spettacoli, organizzati secondo regole ben precise. Nacque così la gladiatura. Con Augusto i ludi gladiatori divennero parte integrante degli spettacoli che, a Roma come nelle province, erano predisposti per il divertimento del popolo. Gli imperatori e gli aristocratici, anche per attirarsi il favore del popolo, si prodigarono per offrire spettacoli sontuosi, immortalati nei versi dai grandi scrittori dell’ epoca: Svetonio, Tito Livio, Giovenale, Marziale ed altri.

La folla accorreva così numerosa che fu necessario costruire appositi edifici a grande capienza di spettatori: gli anfiteatri.

I gladiatori erano prigionieri di guerra, schiavi, criminali condannati a morte o uomini liberi spinti dal miraggio di raggiungere fama e ricchezza. Del loro reclutamento si occupava il lanista, il proprietario di una scuola di addestramento, che era il padrone assoluto dei propri gladiatori: poteva punirli col fuoco, incatenarli, picchiarli o ucciderli. Una volta arruolata, la recluta entrava a far parte della familia gladiatoria, acquartierata in un ludus, caserma dotata di cubicoli per l’ alloggio dei gladiatori, di una ampia palestra per le esercitazioni, di sale comuni e magazzini per il deposito delle armi. Della familia facevano parte i doctores, i maestri d’ armi,  generalmente vecchi gladiatori ritiratisi dal servizio attivo.   La disciplina era dura, con regole ferree, in modo da far diventare i gladiatori delle vere e proprie macchine da combattimento.

  1. CATEGORIE DI GLADIATORI

 

Furono costituite varie categorie di gladiatori,  che presero nome dalle armi che essi usavano o dal loro modo di combattere o dal loro luogo di origine.

Augusto pose grande attenzione nella definizione delle categorie gladiatorie, stabilendo per ciascuna di esse le armature, i modi e  le regole di combattimento, che rimasero nei secoli successivi.

Le categorie più comuni nell’ Impero Romano e di cui abbiamo notizie sufficienti per ricostruirle, sia nell’ abbigliamento che nel modo di combattere, furono: il TRACE (Thrax, acis), il REZIARIO (Retiarius, ii), il MIRMILLONE (Mirmillo, onis), l’ INSECUTORE (Secutor, oris), l’ OPLOMACO (Hoplomachus, i). Sulla loro identificazione c’ è sostanziale unità di veduta tra gli studiosi. Di questi si parlerà successivamente.

Esistevano altre categorie, note dalle fonti, delle quali però sono state definite scarse caratteristiche:

SANNITA (Samnis, itis)- Pare che il primo tipo di gladiatore fosse Sannita, più tardi divenuto Secutor.

GALLO (Gallus, i) – Gladiatore di età repubblicana, che poi, come testimonia Festo, prese il nome di Mirmillone .

PROVOCATORE (Provocator, oris) – Non combatteva a piede fermo, ma volteggiando attorno all’ avversario, lo assaliva aizzandolo.

CRUPELLARIO (Crupellarius, ii) – Gladiatore coperto di ferro  da capo a piedi, diffuso tra gli Edui.

ESSEDARIO  (Essedarius, ii) – Combatteva  dall’ esseda,  carro da guerra a due ruote.

LAQUEARIO (Laquearius, ii) – Combatteva munito di un grosso laccio per immobilizzare l’ avversario.

SAGITTARIO (Sagittarius, ii) – Combatteva con arco e frecce.

VELITE (Velis, itis) – Era armato di giavellotto.

EQUESTRE (Eques, itis) – Combatteva a cavallo.

DIMACHERO  (Dimachaerus, i) – Combatteva con due pugnali.

ANDABATA  (Andabata, ae) – Portava un elmo senza aperture per gli occhi e così, come un cieco, colpiva per lo più in fallo.

VENATORE  (Venator, oris) – Combatteva contro le fiere.

CORAZZATO (Cataphractus, i) – Era dotato di corazza a scaglie o maglie di ferro, che copriva quasi tutto il corpo.

 

  1. I LUDI GLADIATORI

Quando si dovevano organizzare i ludi gladiatori,  il munerarius  (persona incaricata di organizzarli), prendeva in affitto i gladiatori da un lanista, a pagamento.

Gli spettacoli iniziavano con una parata, dove i gladiatori entravano in scena su carri o a piedi seguiti da suonatori. Giunti sotto la tribuna dell’ imperatore, lo salutavano, poi si dirigevano verso il munerarius (organizzatore dei ludi gladiatori), che controllava le armi secondo la categoria di appartenenza. I combattenti in genere venivano scelti di categorie diverse in modo da rendere più avvincente lo spettacolo. Questo doveva svolgersi nel rispetto di regole codificate e fatte osservare dagli arbitri. In un primo periodo il combattimento poteva prevedere la “missio” (richiesta di grazia da parte del perdente) oppure poteva essere “sine missio”, cioè all’ ultimo sangue, possibilità vietata poi per legge da Augusto.

I combattimenti potevano avvenire anche tra più coppie di gladiatori contemporaneamente (gladiatorum paria). Se qualche gladiatore non si batteva con sufficiente impegno, veniva sollecitato a colpi di frusta (lora) dai loraii, presenti nell’ arena.

Il duello proseguiva finchè uno dei due non fosse ridotto all’ impotenza o perchè ferito o perchè privato delle armi, oppure finchè uno dei combattenti, rendendosi conto della propria inferiorità,  non chiedesse l’ interruzione dello scontro,  invocando  la grazia con il braccio alzato o inginocchiandosi. A questo punto spettava  decidere sul suo destino al munerarius, che  solitamente chiedeva il volere del pubblico: se il vinto si era battuto bene la folla gridava “mitte!” (risparmialo!) e mostrava il pollice verso l’ alto; altrimenti lo condannava a morte al grido di “iugula!” (sgozzalo!) e mostrando il pollice verso il basso. Tuttavia il munerarius, per decidere teneva conto sì della volontà del pubblico, ma soprattutto delle spese cui andava incontro; infatti in caso di morte doveva versare al lanista, da cui l’ aveva avuto in affitto per i ludi, non solo l’ affitto ma anche il valore dell’ atleta, che in genere era una somma esosa.

I gladiatori uccisi, prima di essere portati via, venivano avvicinati da uno schiavo travestito da Caronte, che, se necessario, dava il colpo finale.

E’ stato stimato che nel I sec. d.C. le possibilità di salvezza per un gladiatore erano 9 su 10. La mortalità risulta invece più alta nei secoli successivi, quando si affidò al vincitore la decisione sulla sorte dello sconfitto.

 

  1. LA VITTORIA – LA LIBERTA’ – IL DECLINO

 

Il gladiatore vincitore, salito sul podio dell’ editor (organizzatore dei giochi), riceveva la palma della vittoria e, nel caso di un combattimento particolarmente avvincente, una corona, un premio in denaro e talvolta anche oggetti preziosi. I più abili acquistavano fama ed erano idolatrati dalla folla, soprattutto dalle donne e potevano arrivare a mettere da parte cospicui patrimoni.

Il gladiatore, alla fine di una carriera fortunata, quando aveva accumulato un determinato numero di vittorie (10, secondo alcune fonti) riceveva in premio un rudis, spada di legno, simbolo della raggiunta libertà, che lo svincolava da ogni obbligo verso il lanista. A questo punto poteva decidere se continuare a combattere per soldi e gloria o intraprendere altre attività.

A  partire dal III sec. d.C. numerosi fattori concorsero a segnare il declino della gladiatura: una crisi economica senza precedenti, che portò al rarefarsi dei finanziamenti privati; il mutamento della cultura e della società, in cui gli spettacoli non erano più uno strumento politico per guadagnarsi   l’ appoggio del popolo; l’ affermarsi del cristianesimo, con la condanna morale dei combattimenti da parte della Chiesa.

 

Costantino  nel 325 d.C. con l’ editto di Beirut, abolì la condanna alla gladiatura, sostituita dai lavori forzati in miniera, sopprimendo in tal modo una importante fonte di reclutamento. Nel 326 proibì i ludi gladiatori; ma questi non furono definitivamente aboliti che nel 402 dall’ imperatore