VII SEZIONE

DONNE DELL’ ANTICA ROMA

  1. TRUCCHI
  2. PROFUMI
  3. GIOIELLI
  4. AGHI CRINALI
  5. VOLSELLE
  6. ARNESI DA TOILETTE
  7. ARNESI PER PULIZIA
  8. MIRRA
  9. ACCONCIATURE
  10. ABITO NUZIALE
  11. TELAIO
  12. BAMBOLA
  13. CUNA
  14. BULLA
  15. DEA ROMA

La storia di Roma è stata scritta, e fatta scrivere, soprattutto dagli uomini. Le donne non vi hanno molto spazio. Madri, datrici di vita, rifiutavano l’ etica bellica, amando ciò che migliorava la qualità della breve vita umana.

La mentalità dell’ epoca relegava le donne in ruoli non soltanto di sfondo e secondari, a seconda che all’ uomo servissero o meno, ma anche nel ruolo di intriganti, “scandalose” figure sulle quali far ricadere gran parte degli errori e delle efferatezze proprie.

Tuttavia le donne romane hanno contribuito a dare impulso all’ evoluzione dei costumi, contro l’ autoritarismo. La contrastata evoluzione femminile giunse ad un grado notevole. Con il crollo totale di Roma, fu il successivo oscurantismo medioevale a restituire potere al padre-padrone, riprendendo le lontane teorie maschiliste sull’ inferiorità della donna.

 

Nell’ antica Roma comparivano varie figure di donna:

 

MATRONE – Nell’ antica Roma questo termine indicava la donna sposata e libera dalla nascita, appartenente per lo più a nobile casato. I suoi compiti in casa erano: cardare la lana, tessere e ricamare. Inoltre sorvegliava i domestici e si occupava dell’ educazione dei figli durante i primi anni di vita. Godeva di una buona posizione sociale e le era permesso di recarsi a teatro, ai concerti o a recite pubbliche e di stare accanto al marito durante i conviti, anche se non poteva bere vino e stava seduta anziché sdraiata.

Alcune erano molto colte, ma come tutte le donne romane non godevano di una piena capacità giuridica, in quanto era sempre sottoposta alla potestas di un uomo (padre, tutore o marito).

 

PLEBEE e LIBERTE – Le donne libere o affrancate (schiave rese libere) lavoravano in modo indipendente a domicilio, nel loro negozio, in piccole officine o in grandi imprese. Vi era la furnaria (fornaia o panettiera), la fabaria (venditrice di fave), la gemmaria (gioielliera), l’ unguentaria (profumiera), la staminaria (filatrice), la tonstrix (barbiera), la notaria (stenografa), ecc.

In età repubblicana, epoca in cui la donna riuscì a guadagnare una maggiore indipendenza economica e giuridica, ci furono delle vere e proprie donne d’ affari soprattutto nel campo dell’ edilizia, dell’ industria tessile e del commercio.

Si dice che una donna fosse diventata addirittura proprietaria di una squadra di gladiatori.

 

SCHIAVE – Le schiave lavoravano in ambito domestico presso la loro domina, con diverse mansioni.

L’ ornatrix (la pettinatrice) si occupava dell’ acconciatura della matrona; poi c’era la ministra (domestica), la pedisequa (accompagnatrice, ancella), la cubicularia (cameriera), l’ ostiaria (portinaia), l’ obstetrix (levatrice) e la lectrix (lettrice).

 

DONNE DI SPETTACOLO – I mestieri legati al mondo dello spettacolo occupano un posto a sè. Le donne che ne facevano parte, si esibivano sia in occasione di pranzi di gala, sia a teatro o nell’ arena.

Dalle fonti conosciamo la scaenica (attrice propriamente detta), l’ emboliaria (attrice d’ intermezzo), la mima, la cantatrix o cantrix (cantante), la saltatrix (danzatrice) e la musica (musicista), che poteva essere: citharistria, cymbalistria, tibicina, sambucistria, tympanistria, ovvero suonatrice di cetra, cembali, flauto, sambuco (strumento triangolare simile alla cetra) e timpano.

 

GLADIATRICI – Testi letterari e giuridici e documenti epigrafici dimostrano l’ esistenza di donne gladiatrici, particolarmente numerose sotto il regno di Nerone e di Domiziano. Ostiliano, magistrato di Ostia, si vantava di essere stato il primo nella sua città a far combattere delle donne. Mentre scrittori come Giovenale, Tacito e Svetonio mostrarono la loro indignazione per tale moda.

L’ esercizio della gladiatura era permesso solo alle donne di rango inferiore ed in seguito fu vietato da Settimio Severo.