LE CLASSI DEI GLADIATORI

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Premessa

Lo scopo che si prefigge questo articolo è quello di provare a fare chiarezza sulle tipologie e l’armamento dei gladiatori, la loro evoluzione e la trasformazione durante i sette secoli nei quali furono protagonisti negli anfiteatri romani.

Data la mancanza di dati ricavabili dagli scritti degli autori antichi, che si presentano scarni di dettagli, sia su l’armamento che sulle tipologie, nel corso degli anni si è fatto riferimento a informazioni ricavabili soprattutto da epigrafi, da rappresentazioni di gladiatori su bassorilievi, da stele funerarie e oggetti vari, oltre che da quel inestimabile tesoro di scudi, elmi e schinieri ritrovato sotto le ceneri del Vesuvio a Pompei. Nonostante questo, il dibattito tra gli studiosi è ancora aperto e le opinioni e le teorie sono spesso contrastanti. Non si può però prescindere da una premessa fondamentale e cioè che le diverse classi gladiatorie, e quindi il relativo armamento, non sono esistite tutte contemporaneamente. Bisogna innanzi tutto fare una differenziazione temporale tra il periodo repubblicano e l’età imperiale. È infatti in questo passaggio tra le due epoche, corrispondente a l’età augustea, che verrà introdotta una riforma del “sistema gladiatorio”, ad opera dello stesso Augusto, la quale codificherà le classi gladiatorie, lasciandole comunque suscettibili di cambiamenti nel corso degli anni.

Un’altra differenziazione tra le classi gladiatorie può essere fatta in base alla pesantezza dell’armamento, per questo motivo abbiamo gladiatori che possono definirsi leggeri, medi e pesanti.

Il periodo repubblicano

I munera gladiatoria fecero la loro comparsa a Roma intorno al III sec. a.C., c’è chi dice provenienti dall’Etruria chi dalla Campania, come spettacolo di contorno allecerimonie funebri.

Le prime classi di cui si hanno notizie a Roma sono i samnites, i galli e i thraeces. Come si può vedere dai loro nomi, essi dovevano incarnare, per il pubblico degli spettacoli, i nemici di Roma, da uccidere ed umiliare nell’arena.

Una delle particolarità dei gladiatori di quest’epoca è il fatto che il loro equipaggiamento deriverebbe direttamente da quello militare. Infatti, nel caso degli elmi, essi sono dotati di paranuca e paragnatidi, con cimieri o creste ornati da piume: un tipico esempio si può vedere sul rilievo proveniente dal Tevere, ora conservato al Museo delle Terme, o su quello conservato nella Gliptoteca a Monaco di Baviera (foto a lato). Inoltre tipica è la maggiore varietà nell’armamento, e quindi una minore standardizzazione rispetto all’epoca successiva, posteriore alla riforma augustea.

Il samnes

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È la classe più antica tra quelle conosciute a Roma. Il loro armamento, così come il loro nome, sembra derivi da quello dei guerrieri sanniti (…Campani ad superbiam et odio Samnitium gladiatores, quod spectaculum inter epulas erat, eo ornatu armarunt Samnitiumque nomine compellarunt. LIVIO, IX, 40). Erano pesantemente armati, come si evince dagli affreschi ritrovati nelle tombe campane risalenti al IV sec. a.C., con un grande scudo rotondo o rettangolare, una spada o una lancia, gambali di pelle, a volte con inserti di metallo, e con in capo un elmo munito di visiera e cresta decorata con piume.

Dei samnites non si avranno più notizie dagli autori a partire da Orazio: probabilmente scomparvero in età augustea, quando i Sanniti divennero alleati di Roma e quindi, per rispetto, non più presentabili nelle arene. Però il ritrovamento di due iscrizioni riferibili all’età neroniana potrebbe far spostare più in avanti il momento della loro scomparsa definitiva. Risalgono, infatti, a quest’epoca due riferimenti epigrafici, uno di unsamnes Neronianus (AMANVS / SAM[nes] NER[onianus] / V[ctoriarum] III, [coronarum]), della familia gladiatoria di Capua, e un altro di un samnes di nome Thelyphus (CIL VI, 10187).

Alcuni studiosi hanno voluto riconoscere nei due gladiatori raffigurati sul rilievo di età augustea, ritrovato lungo le rive del Tevere, due samnites. Si è ipotizzato che i gladiatori denominati rispettivamente secutor, hoplomacus e murmillo, (tutti attestati per l’età imperiale) siano stati gli eredi del samnes.

Il gallus

Il gallus dovrebbe presumibilmente aver fatto la sua comparsa a Roma in epoca cesariana in seguito alle campagne in Gallia. Purtroppo non abbiamo evidenze iconografiche relative a gladiatori galli, quindi si può solo ipotizzare, come nel caso dei sanniti, che essi fossero armati e abbigliati come i guerrieri celti e galli.

Questa categoria sarebbe scomparsa in tarda età repubblicana o nella prima età imperiale, a seguito della riforma augustea, e si sarebbe evoluta nella figura del murmillo. Ciò verrebbe confermato da un passo di Festo che recita: “Il tipo dell’armatura del murmillo è gallico e gli stessi murmillones prima si chiamavano galli” (Retiario pugnanti adversus murmillonem, cantatur: “Non te peto, piscem peto. Quid me fugis, Galle?” quia murmillonicum genus armaturae Gallicum est, ipsique murmillones ante Galli appellabantur; in quorum galeis piscis effigies inerat. FESTO, p. 358 L).

Una possibile identificazione di questi gladiatori è stata fatta, basandosi sulla tipologia degli scudi, con quelli presenti su un bassorilievo proveniente da Amiternum e ora a L’Aquila.

Il traex repubblicano

La terza e ultima, tra le prime classi, quella dei thraeces, deve il suo nome ai guerrieri traci, con i quali i Romani vennero in contatto nella campagna di guerra contro il re Mitridate. Essa risulterà una delle classi più famose e più longeve, scomparirà soltanto con la fine dei munera. Il trae era armato con una corta spada curva, sica, un piccolo scudo quadrato, due schinieri e molto probabilmente indossava un elmo con piume.

L’età imperiale

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Questo periodo della storia di Roma, ed in particolare il I sec. d.C., può essere considerato il periodo “classico”, per quanto concerne l’armamento e le classi gladiatorie, e ad esso risalgono la maggior parte delle fonti ritrovate. Infatti, vista la documentazione a disposizione, si può fare un discorso più ampio sull’equipaggiamento dei gladiatori. Vediamo apparire nuovi tipi di elmo. In età Giulio – Claudia le paragnatidi si modificano fino a chiudere completamente il viso, come una maschera con due soli fori per gli occhi, protetti da griglie, e il paranuca viene a sua volta sostituito da una tesa (si vedano due degli esemplari provenienti dalla caserma dei gladiatori di Pompei e il rilievo di Lusius Storax a Chieti).

Tra il periodo neroniano e la dinastia Flavia gli elmi subiscono una nuova modifica. I due fori circolari per gli occhi vengono sostituiti da un’unica grande apertura protetta da una griglia, mentre la tesa circolare risulta curva e flessa sui lati. A tal proposito sono di esempio la maggior parte degli elmi di Pompei, risalenti all’inizio dell’età Flavia. Tale forma rimarrà in uso per tutto il periodo medio – imperiale.

I gladiatori combattono a torso nudo, ad eccezione dei provocatores e degli equites, come vedremo più avanti, con indosso un sublicaculum a coprire le parti intime, tenuto da un balteus, cintura. Diverso è il discorso per le altre parti del corpo che, a seconda della classe, sono protette, da manicae, bracci armati, da cnemides, schinieri, e fasciae, fasce. Un’altra peculiarità di questo periodo è l’accoppiamento fisso delle classi gladiatorie nei munera, tranne alcune eccezioni, come risulta dal libellus gladiatorius di Pompei (C.I.L. IV, 2508).

Il thraex imperialeelmo_trace

Elemento distintivo del trace di età imperiale era, oltre alla spada ricurva, sica, un elmo dotato di un grifone. Egli indossava inoltre degli schinieri, ocreae, alti su entrambe le gambe, quasi a proteggerle tutte, e un braccio armato, manica, a destra. Aveva inoltre uno scudo di piccole dimensioni, di forma quadrata o rotonda. L’uso del grifone sull’elmo sarebbe da ricollegare al fatto che questo animale era indicato nella mitologia come il compagno di Nemesis, dea del fato e della giustizia divina, alla quale erano dedicati piccoli santuari all’interno di molti anfiteatri.Il tipico avversario del trae era il murmillo, anche se in talune occasioni lo si trova opposto all’hoplomacus o ad un altro trace. È a volte confuso con un altro tipo di gladiatore, l’hoplomacus, vista la somiglianza nelle armature.

Era considerato un gladiatore “pesante”.

Il retiarius

La tipologia dell’armamento del reziario (Retiarius ab armaturae genere. In gladiatorio ludo contra alterum pugnantem ferebatocculte rete, quod iaculum appellatur, ut adversarium cuspide insistente operiret, inplicitumque viribus superaret. Quae armatura pugnabat Neptuno tridentis causa. ISID.,Orig., 18, 54) permette di individuarlo facilmente nelle raffigurazioni. Dotato di rete, tridente (fuscina) e una corta spada, non indossava l’elmo, ma come uniche difese aveva una placca di metallo, galerus, fissata sulla spalla sinistra per proteggere la gola, e una manica, sempre sullo stesso braccio. Retiarius_stabs_secutor_(color)Come dichiara Festo (vedi sopra) aveva il caratteristico abbigliamento, e quindi le sembianze, di un pescatore. Il suo avversario tipico era il secutor (Secutor ab insequendo retiarium dictus. Gestabat enim cuspi- dem et massam plumbeam, quae adversarii iaculum inpediret, ut antequam ille feriret rete, iste exsuperaret. Haec armatura sacrata erat Vulcano. Ignis enim semper insequitur, ideoque cum retiariocomponebatur, quia ignis et aqua semper inter se inimica sunt. ISID., Orig., 18, 55).o contraretiarius o contrarete, anche se alcune volte, soprattutto nella prima fase, lo vediamo contrapposto al murmillo, a ricordare la lotta tra pescatore e pesce.reziario

Questa categoria fa la sua apparizione negli anfiteatri in età imperiale, infatti, non risulta rappresentata su due  importanti fonti risalenti alla prima parte del I sec. d.C.: i graffiti di Pompei e la tomba di Lusius Storax a Chieti. Nonostante ciò, a partire dalla seconda metà del I sec. d.C. diverrà, fino alla fine dei munera, una delle  categorie di gladiatori più famosa.

Considerato il suo armamento può essere definito un gladiatore “leggero”.

Il murmillo

murmillo

È la classe più comune tra i gladiatori ed anche la più difficilmente identificabile nelle rappresentazioni. L’etimologia del suo nome potrebbe derivare dal greco μύρμα, un pesce di nome “murma”, che probabilmente adornava il suo elmo e lo esponeva alla cattura con la rete da parte del retiarius. Questa contrapposizione tra retiarius e murmillo non risulta però in alcuna fonte. Studiosi come George Ville e Filippo Coarelli hanno  recentemente proposto l’ipotesi chel’avversario tipico del murmillo fosse il thraex. Infatti, le fonti letterarie ed epigrafiche, come il libellus gladiatorius (cfr. nota 4), lo citano sempre opposto al trae o all’hoplomacus. Quest’idea, spesso scartata o ignorata dai molti, è stata confermata dalla scoperta, risalente a diversi anni fa, ma pubblicata solo recentemente, di una stele funeraria del II sec. d.C. appartenuta a Q. Sossius Albus, gladiatore liberto, definito come myrmillo, altro termine usato per il murmillo. Da questa stele è stato possibile confermare l’armatura del mirmillone descritta nelle fonti, che era praticamente composta da un elmo con tesa ripiegata sui lati, un grosso e lungo scudo, una spada dritta, uno schiniere corto, ocrea, sulla gamba sinistra e una manica sul braccio destro. Questo ha permesso di identificare come mirmillones i gladiatori opposti ai thraces nelle molte raffigurazioni ritrovate. Viene considerato anch’esso, come i suoi due tipici avversari, un gladiatore “pesante”.

Il contaretiarius o secutor

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Queste due tipologie di gladiatori più che due diverse classi sembrano essere delle varianti della stessa. Ambedue di solito contrapposti al retiarius, cosa che, nel caso del secutor, viene confermata da un passo di Isidoro (vedi sopra). Probabilmente li differenziava il modo di combattere, le diverse tattiche di difesa e attacco, o forse l’arma di offesa. La loro armatura era molto simile a quella del murmillo, tranne che per l’elmo di forma ovoidale e senza tesa, in modo da rendere il più difficile possibile la presa della rete del retiarius, con due fori per gli occhi. Dalle testimonianze epigrafiche relative a Roma si è potuto evincere che le notizie sui secutores, oltre ad essere scarse, sono tutte concentrate intorno alla metà del I sec. d.C., mentre quelle concernenti i provocatores si hanno solo a partire dal II sec. d.C. La figura del secutor non si trova inoltre nell’elenco della familia gladiatoria di Commodo, nonostante lui fosse definito primus palus secutorum (Appellatus est sane inter cetera triumphalia nomina etiam sescenties vicies Palus primus secutorum. Hist. Aug., Commoddus, XV, 8), oltre che tifoso dei secutores.

L’hoplomacus

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Di difficile individuazione nelle raffigurazioni, vista la mancanza di testimonianze dirette e la somiglianza con il trhaex. In nostro aiuto viene però il succitato libellus gladiatorius che nell’accoppiamento dei munera lo pone sempre contro murmillones o thraeces. Il Coarelli ipotizza che esso possa essere individuato in due testimonianze provenienti da Pompei: un rilievo in stucco proveniente dalla tomba di Umbricius Scaurus e un rilievo conservato ora al Museo Archeologico di Napoli, e in un terzo rilievo che ornava la tomba di Lusius Storax.  In tutti i casi è opposto ad un murmillo, pesantemente armato, con due alte ocrae alle gambe, uno scudo rotondo, un elmo con tesa alta e un gladio. In alcune rappresentazioni, come nel mosaico di Zliten o nel vetro dipinto di Begram, viene anche raffigurato con una lancia. Vista la sua armatura è confuso a volte con il trhaex, ma la mancanza di due caratteristiche fondamentali di quest’ultimo, come la protome a forma di grifo e la sica, confermano che si tratta di un’altra categoria di gladiatori. Due ritrovamenti di epoca repubblicana, una statua di gladiatore con Priapo da Pompei e un rilievo ora al Museo della Civiltà Romana, raffiguranti un gladiatore con scudo piccolo e rotondo, confermerebbero l’esistenza di tale tipologia di gladiatori anche in questo periodo.

Il provocator

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L’armamento di questo gladiatore era analogo a quello del secutor o contraretiarius, con una manica sul braccio destro, uno schiniere sulla gamba destra, uno scudo rettangolare e un elmo chiuso e senza cresta, tranne che per una specie di corazza con una Gorgone a rilievo, a forma di piastra, per proteggere il petto. Si possono trovare raffigurazioni di questo tipo di gladiatore su rilievi provenienti dalle rive del Tevere, da Pompei e da Ephesus. Del provocator si hanno notizie anche da Cicerone (…sed ex ergastulis emptos nominibus gladiatoriis ornarit, et sortito alios Samnitis alios provocatores fecerit…CIC., Pro Sestio, 64). Combatteva di solito contro un altro provocator e in alcuni casi un retiarius.

Considerato il suo armamento possiamo definirlo un gladiatore “medio”.

L’eques

Di questa tipologia di gladiatore ci sono rare raffigurazioni. A tal proposito ci viene in aiuto il rilievo a stucco della tomba di Umbricius Scaurus, oramai illeggibile, dal quale si è potuto evincere che gli equites indossavano una tunica corta, un elmo emisferico con tesa circolare, di metallo o forse cuoio, e fasce alle gambe. Per combattere usavano una lancia e una spada. Proprio questo abbigliamento ha permesso a G. Ville di riconoscere tale tipo di gladiatore anche in altre raffigurazioni, ma sempre a terra e non a cavallo. Il motivo potrebbe essere il fatto che gli equites, similmente a quanto accadrà più tardi nel medioevo, iniziavano il combattimento a cavallo con le lance, come ci ricorda anche Isidoro di Siviglia (Genera gladiatorum plura, quorum primus ludus equestrium. Duo enim equites praecedentibus prius signis militaribus, unus a parte orientis, alter ab occidentis procedebant in equis albis cum aureis galeis minoribus et habilioribus armis; sicque atroci perseverantia pro virtute sua iniebant pugnam, dimicantes quousque alter in alterius morte prosiliret, ut haberet qui caderet casum, gloriam qui perimeret. Quae armatura pugnabat Martis Duellii causa. ISID., Orig., 18, 53), per poi concluderlo a terra con le spade. Combatteva di solito contro un altro eques.

L’essedarius

Questo tipo di gladiatore, che combatteva a bordo di carri, essedae, era probabilmente di origine gallica o britannica, infatti, comparve a Roma intorno alla metà del I sec. d.C., al tempo delle campagne in Britannia dell’Imperatore Claudio. Probabilmente, al pari di quanto accadeva per gli equites, anch’essi iniziavano il combattimento a bordo dei carri per poi terminarlo a terra. La loro esistenza è confermata inoltre da diverse iscrizioni (VENVLEIVS ESS(edarius) / VII |(victoriarum) VII (C.I.L. IV, 4413) – C(aius) IVLIVS / IVCVNDVS / ESSEDARIVS / V(ixit) A(nnos) XXV / FILIA PATRI (C.I.L. VI, 4335).

Purtroppo vista la mancanza di raffigurazioni si possono solo fare ipotesi sul suo abbigliamento e armamento.

Il sagittarius

Questa categoria di gladiatori era piuttosto rara, così come lo sono le raffigurazioni che la rappresentano e le fonti che ne parlano. Armati di arco e frecce, il loro nome, infatti, deriverebbe dal latino sagitta, freccia, combattevano tra di loro. Da un rilievo, ora presso il Museo Bardi di Firenze, si evince che indossavano un elmo conico, una corazza e una manica, in pratica erano molto simili agli arcieri ausiliari dell’esercito romano.

Il veles

Purtroppo non abbiamo nessuna raffigurazione di questa tipologia di gladiatore, ma possiamo affermare che si ispirasse nell’abbigliamento e nell’armamento al fante leggero dell’esercito romano (velites).

Il bestiarius

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Era colui che combatteva nell’arena contro le bestie feroci. Mentre prima della riforma augustea non esisteva una differenzazione tra i gladiatori e i bestiarii, come si evincerebbe anche da un rilievo appartenente alla collezione Torlonia, in cui si vedono gladiatori che combattono contro delle fiere, successivamente si stabilì una netta separazione tra i primi, coloro che combattevano contro altri uomini, e i secondi, coloro che combattevano contro gli animali. L’armamento dei bestiarii, che indossavano la sola tunica, consisteva in una lancia, venabulum, come si vede chiaramente in un rilievo conservato presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano. Il rilievo ci dice che il combattimento si è svolto al Circo Massimo, vista la presenza delle sette ova, che le fonti indicano, in epoca repubblicana e augustea, come il luogo deputato alle venationes.

Quelle che seguono non sembrano essere delle vere e proprie classi gladiatorie, bensì delle specializzazioni o delle sottocategorie.

Il dimachero

Il suo nome deriverebbe dal termine greco διμάχαιρος, colui che porta due spade. Egli, infatti, combatteva armato di due gladi o due pugnali. Purtroppo non esistono raffigurazioni che ci aiutino a capire quale fosse il suo abbigliamento. Secondo alcune ipotesi potrebbe essere una specializzazione attribuibile a più classi gladiatorie.

Lo spataharius

Questa è sicuramente una specializzazione di alcune classi gladiatorie e fa riferimento a coloro che preferivano usare la spatha, piu lunga del corto gladius, per combattere. Le fonti epigrafiche ci raccontano di murmillones, thraeces (IVVENIS MUR(millo) SP(atharius) – ZOSIMUS THR(aex) SP(atharius) (C.I.L. VI, 631), e provocatores spatharii (ANICETO PROV(ocatori) SP(athario) (C.I.L. VI 10183).

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Una menzione a parte la meritano le gladiatrici.

La presenza di gladiatori donna, anche se rara, è confermata sia da fonti letterarie che archeologiche. Tacito (…namque ad eam diem indiscreti inibant, quia lex Roscia nihil nisi de quattuordecim ordinibus sanxit. spectacula gladiatorum idem annus habuit pari magnificentia ac priora; sed feminarum inlustrium senatorumque plures per arenam foedati sunt. Tacito, Annales XV, 32), parlando dello splendido spettacolo offerto da Nerone nel 63 d.C., racconta che donne e senatori entrarono nell’arena per combattere. Stessa cosa ci dice Dione Cassio (62.3.1) quando descrive i giochi offerti da Nerone a Pozzuoli, nel 66 d.C., in onore del re Mitridate. Secondo lo stesso alcune donne parteciparono ai giochi per l’inaugurazione del Colosseo nelle vesti di bestiarii (66.25.1).

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Dal punto di vista archeologico, a testimoniare tali combattimenti, ci viene in aiuto un rilievo proveniente da Alicarnasso, risalente al I o II sec. d.C., e ora conservato presso il British Museum di Londra, sul quale sono raffigurate due donne che combattono. Abbigliate come i provocatores, indossano subligaculum, ocreae e manicae, ma non hanno né l’elmo ne la tunica, e combattono con spada e scudo. Nel 200 d.C. l’imperatore Settimio Severo metterà al bando i combattimenti gladiatorii tra donne.

Bibliografia:

F. Coarelli, estratto dal catalogo della mostra Sangue e Arena.

P. Sabbatini Tumolesi, Epigrafia anfiteatrale dell’Occidente Romano – Vol. I Roma.