Il Ludus gladiatorius

LVDVS GLADIATORIVS

 Pompeii_Quadriportico_dei_Teatri_panorama

Introduzione

Il termine ludus viene usato nella lingua latina per indicare il gioco, lo spettacolo, lo scherzo, ma anche la scuola (elementare) e dunque anche la palestra, o il luogo di addestramento. Ecco, a noi interessa proprio quest’ultima accezione, cioè quella riconducibile al luogo di addestramento dei gladiatori, il ludus gladiatorius.

I combattimenti tra gladiatori, munera, furono inizialmente introdotti a Roma, verso la metà del III sec. a.C., per celebrare la morte di personaggi illustri. Con il passare degli anni e il crescente successo di questo tipo di spettacolo tra il pubblico, i munera divennero anche un potente mezzo di propaganda politico-elettorale e la frequenza delle esibizioni passò da saltuaria, senza una cadenza regolare, ad annuale verso gli inizi del I sec. a.C.

Questo passaggio, da spettacolo improvvisato e saltuario a spettacolo regolare e professionale, richiese un innalzamento del livello di preparazione agonistica dei gladiatori e a tale scopo vennero realizzate le prime palestre, i ludi. All’interno di esse, sotto il controllo del lanista, alloggiavano e si addestravano per gli spettacoli coloro che, uomini liberi, schiavi o condannati a morte, erano destinati ai combattimenti nell’arena.

Durante tutta l’epoca repubblicana il mantenimento e l’addestramento dei gladiatori, e la costruzione e la manutenzione del ludus, furono di esclusiva prerogativa di ricchi cittadini privati.

È molto probabile, se non certo, che ogni città dotata di un anfiteatro avesse anche un ludus gladiatorius. Tra i primi ludi di età repubblicana il più rinomato fu, senza ombra di dubbio, quello di Capua dove venne fondata una delle più antiche e celebri scuole di gladiatori ad opera di C. Aurelius Scaurus. Era talmente importante e famosa che, come riporta lo scrittore Valerio Massimo, sembra venisse utilizzata per addestrare le legioni al combattimento.

Armorum tractandorum meditatio a P. Rutilio consule Cn. Malli collega militibus est tradita: is enim nullius ante se imperatoris exemplum secutus ex ludo C. Aureli Scauri doctoribus gladiatorum arcessitis vitandi atque inferendi ictus subtiliorem rationem legionibus ingeneravit virtutemque arti et rursus artem virtuti miscuit, ut illa impetu huius fortior, haec illius scientia cautior fieret.

Valerio Massimo, Factorum Dictorum Memorabilium II, 2.3.2

(La tecnica del maneggio delle armi fu insegnata ai soldati dal console Publio Rutilio, collega di Gneo Mallio: in sostanza egli, contrariamente a quanto avevano fatto tutti i generali prima di lui, fece venire dalla scuola dei gladiatori di Gaio Aurelio Scauro degli istruttori e trasmise alle legioni, per mezzo di costoro, una più razionale tecnica di difesa e di offesa, e fuse valore ed arte, perché questa fosse rafforzata dall’impeto di quello, quello fosse reso più cauto da una migliore conoscenza del mestiere.)

Sempre da Capua, e più precisamente dal ludus di Gneo Cornelio Lentulo Batiato, nel 73 a.C. ebbe inizio la famosa rivolta di Spartaco. Altrettanto famosi erano i ludi di Pompei, Alessandria, Pergamo e Preneste.

Il ludus di Pompei

L’edificio, comunemente conosciuto con il nome di “Caserma dei gladiatori”, fu costruito in realtà agli inizi del I sec. a.C. con altra funzione. Era probabilmente destinato a luogo dove gli spettatori, prima e durante gli intervalli degli spettacoli, pompeipotevano parlare e passeggiare o ripararsi in caso di cattivo tempo, essendo funzionalmente connesso al Teatro Grande di Pompei secondo il canone vitruviano, basato su modello greco, del porticato dietro la scena, porticus post scaenam. La destinazione definitiva, a ludus gladiatorius, fu decisa a seguito del terremoto del 62 d.C., quando si dovette abbandonare il vecchio e più piccolo ludus, posizionato nella Regio V, nei pressi della Porta di Capua. Questa nuova funzione dell’edificio è ampiamente confermata dai ritrovamenti al suo interno di due casse contenenti abiti da parata, con ricami in oro, e numerose armi ed armature in bronzo da gladiatore, oltre che da affreschi e graffiti aventi come oggetto scene di gladiatori (foto a lato).

L’edificio originale, formato da un quadriportico con 74 colonne doriche e dotato di un ingresso principale e di passaggi di comunicazione con il Teatro, venne profondamente modificato. Chiusi i passaggi di servizio, l’ingresso principale fu dotato di un posto di guardia per il controllo degli accessi, mentre lungo tutto il perimetro del quadriportico vennero realizzati degli ambienti, su due piani, la maggior parte dei quali fu adibita a celle per l’alloggio dei gladiatori. Al piano superiore alcune stanze più grandi andavano a formare l’alloggio del lanista. Al piano inferiore, oltre agli alloggi dei gladiatori, erano presenti altri ambienti di servizio, tra i quali sono stati identificati una grande cucina con magazzini annessi ed un locale identificato come prigione (a seguito del ritrovamento al suo interno di due scheletri e di ceppi). Il giardino del quadriportico fu adattato ad area per l’allenamento e le colonne scanalate vennero ricoperte e rese lisce, nella sola terza parte inferiore, con dello stucco. Mentre la parte liscia era dipinta di rosso, i due terzi superiori della colonna, la parte scanalata, era dipinta alternativamente di rosso e di giallo. Facevano eccezione le due colonne centrali di ogni lato che erano dipinte in azzurro, come se si volessero dare dei riferimenti geometrici per suddividere l’area di allenamento dei gladiatori.

La storia del ludus ebbe fine pochi anni più tardi, nel 79 d.C., quando, come tutta la città di Pompei, esso fu sepolto sotto la cenere e i lapilli del Vesusio.

I ludi di Roma

Anche Roma dovette dotarsi di palestre per gladiatori e la prima, della quale dà notizia Cassio Dione, doveva essere nei pressi del teatro di Pompeo e risalire alla metà del I sec. a.C. Il primo ludus dell’Urbe di cui si conosce il nome è il ludus Aemilius. Esso viene ricordato da Orazio nell’Ars poetica.

Aemilium circa ludum faber imus et unguis exprimet et mollis imitabitur aere capillos, infelix operis summa, quia ponere totum nesciet.

Orazio, Ars Poetica, 32

Il nome deriverebbe dal suo fondatore che, secondo alcuni, potrebbe essere il triumviro Marco Emilio Lepido o il suo omonimo figlio primogenito. Un’ulteriore ipotesi identifica il suo costruttore in Marco Emilio Scauro, che durante la sua edilità curule, nel 58 a.C., organizzò memorabili venationes e munera. La sua ubicazione non è certa, e si pensa per lo più che fosse situato nel Campo Marzio, nei pressi del primo anfiteatro in pietra costruito a Roma, quello di Statilio Tauro. Probabilmente perse la sua importanza nel 64 d.C., quando un incendio distrusse l’anfiteatro di Statilio Tauro insieme con gran parte della città. D’altra parte sappiamo che nel IV secolo esso venne trasformato in un bagno privato (balneum) ed assunse il nome di balneum Polycleti.

Aemilii Laepidi ludus gladiatorius fuit, quod nunc Polycleti balineum est. Pomponius Porphyrio, Comentarii in Q. Horatium Flaccum

In età imperiale le scuole gladiatorie e l’organizzazione dei munera passano sotto la tutela ed il potere del principe che, sia a Roma che al di fuori, li gestisce per mezzo di suoi delegati, i procuratores.

Questo passaggio viene sancito quando Augusto eredita da Giulio Cesare il ludus di Capua, fondato da quest’ultimo nel 49 a.C. Da questo momento in poi gli spettacoli gladiatori saranno organizzati solo dall’imperatore, come gesto di munificenza verso il popolo, e dai questori che, a partire dal regno dell’imperatore Claudio, saranno autorizzati e costretti a farlo a proprie spese. A proposito del riflesso fisiologico del chiudere le palpebre in presenza di una minaccia Plinio ricorda che fra i ventimila gladiatori mantenuti da Caligola, nel suo ludus privato, ve ne erano soltanto due che riuscivano a non chiudere mai le palpebre, e che per questa loro peculiare capacità essi restarono imbattuti.

XX (milia) gladiatorum in Gai principis ludo fuere, in iis duo omnino qui contra comminationem aliquam non coniverent, et ob id invicti. Tantae hoc difficultatis est homini. plerisque vero naturale ut nictari non cessent, quos pavidiores accepimus. Plinio, Naturalis Historia XI, 144

Un caso a parte fu quello dell’imperatore Commodo che, affascinato dell’ars gladiatoria, decise addirittura di trasferire la sua residenza nel ludus Magnus. Si faceva chiamare con il nome di un famoso gladiatore morto in combattimento, si allenava e combatteva nell’arena ed arrivò addirittura, in occasione delle feste dei Saturnalia, a sovvertire l’usanza di uscire dalla reggia per farlo dal ludus alla testa di un corteo di gladiatori.

Gladiatorium etiam certamen subiit et nomina gladiatorum recepit eo gaudio, quasi acciperet triumphalia. Ludum semper ingressus est et, quotiens ingrederetur, publicis monumentis indi iussit. Pugnasse autem dicitur septingenties tricies quinquies. Historia Augusta, Commodus, XI, 10-12

Nel 72 d.C. l’imperatore Vespasiano dà inizio alla costruzione del più grande e conosciuto anfiteatro del mondo: l’anfiteatro Flavio, il Colosseo, originariamente conosciuto con il nome Amphiteatrum. Nell’80 d.C., prima ancora che fosse ultimato il lavoro di costruzione, esso viene inaugurato da Tito e successivamente completato da Domiziano. Proprio a quest’ultimo viene attribuita la costruzione dei ludi quattuor, i quattro ludi gladiatorii presenti a Roma, secondo quanto attestato dal c.d. Cronografo del 354 d.C.

Domitianus imp. ann. XVII m. V d. V. congiarum dedit ter X LXXV. hoc imp. multae operae publicae fabricatae sunt: …amphitheatrum usque ad clypea, templum Vespasiani et Titi, Capitolium, senatum, ludos IIII etc. Chronographus anni 354

Dai Cataloghi Regionari sappiamo che essi si chiamavano rispettivamente ludus Gallicus, ludus Dacicus, ludus Matutinus e ludus Magnus, posizionati tra il colle Oppio ed il Celio, nei pressi dell’anfiteatro Flavio, e si affacciano direttamente sul piazzale dell’Amphiteatrum.

ludi_roma

Ludus Gallicus

Il suo nome dovrebbe derivare dalla iniziale presenza di gladiatori gallici e, secondo il Curiosum e la Notitia, era situato nella Regio II,nei pressi del ludus Matutinus, che doveva essere delle stesse dimensioni.

 

Ludus Dacicus

L’origine del suo nome si deve forse al fatto che inizialmente fu destinato ad accogliere i prigionieri delle guerre daciche destinati ai munera. La sua ubicazione rimase incerta per molto tempo, infatti, il Curiosum lo poneva nella Regio II e il Notitia nella Regio III. Proprio quest’ultima, a seguito di recenti studi sui frammenti della Forma Urbis, sembra essere l’esatta posizione. Collocato tra l’esedra delle terme di Traiano ed il ludus Magnus, aveva le stesse dimensioni dei ludi Gallicus e Matutinus ed era provvisto di un’arena ed una cavea ellittiche, racchiuse da un muro rettangolare, decorato all’esterno da un colonnato.

 

Ludus Matutinus

Era il luogo dove si allenavano i gladiatori bestiarii, che si esibivano nei combattimenti con gli animali, le venationes, e deve presumibilmente il suo nome al fatto che tali spettacoli si tenevano, nei giorni dei munera gladiatorii, al mattino.

Bestiaris meridianisque adeo delectabatur, ut et prima luce ad spectaculum descenderet et meridie dimisso ad prandium populo persederet praeterque destinatos etiam levi subitaque de causa quosdam committeret…Svetonio, De vita Caesarum VIII, 34

structoque utrimque theatro ceu matutina cervus periturus harena praeda canum est, vatemque petunt et fronde virentes coniciunt thyrsos non haec in munera factos…Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi XI, 26

I Cataloghi Regionari lo collocano nella Regio II ed il primo ad ipotizzare la sua ubicazione tra il templum divi Claudi (tempio del divo Claudio) ed il vicus Capitis Africae fu il Lanciani, nella sua Forma Urbis Romae; tale ipotesi si dimostrò probabilmente esatta quando il Colini, durante degli scavi sul Celio, nel 1938, portò alla luce resti di fondazioni parallele di forma ellittica di una cavea e un impianto fognario con bolli laterizi dell’età Flavia. Successivamente furono ritrovati resti di muri che risalirebbero ad un periodo più antico, probabilmente riutilizzati per la costruzione del ludus Matutinus. Questo potrebbe avvalorare l’ipotesi secondo cui il Matutinus sarebbe stato realizzato su un precedente ludus bestiarius, già menzionato da Seneca.

Nuper in ludo bestiariorum unus e Germanis, cum ad matutina spectacula pararetur…iam ego istam virtutem habere tam multa exempla in ludo bestiario quam in ducibus belli civilis ostendam… Seneca, Epistulae morales ad Lucilium VII, LXX, 20–22

 

Ludus Magnus

Era il più grande e il più importante dei ludi presenti a Roma, collegato direttamente al Colosseo mediante un “cordone ombelicale”, un tunnel sotterraneo cui accenneremo in seguito. Proprio da queste sue caratteristiche deriverebbe il suo nome Magnus che in latino significa grande, importante. È l’unico dei quattro ludi di cui si può ancora ammirare, anche se solo parzialmente, la planimetria.
Le prime notizie su questo ludus si ebbero da fonti letterarie, i Cataloghi Regionari, ed epigrafiche, nelle quali viene anche spesso indicato con le sole lettere L. M.

[lud]US MAGNUS INCEND[io consumptus] Fasti Ostiensis, frammento XXXVII

magnusUn ulteriore riferimento a fonti letterarie lo dobbiamo allo Hülsen, che lo collega al ludus citato da Svetonio:

Saucium ac repugnantem adorti Clodianus cornicularius et Maximus Partheni libertus et Satur decurio cubiculariorum et quidam e gladiatorio ludo vulneribus septem contrucidarunt… Svetonio, De vita Caesarum VIII, 17, 2

Solo intorno alla metà del XVI secolo venne alla luce un frammento della pianta marmorea severiana, il quale, oltre a riportarne quasi integralmente la planimetria, recava inciso il suo nome per intero. I Cataloghi Regionari lo collocano nella Regio III, ma la sua esatta posizione fu a lungo dibattuta dagli archeologi nel corso degli anni.

REGIO III ISIS ET SERAPIS. Continet…Amphiteatrum qui capet loca. LXXXVII. Ludum Magnum. Domum Britti Praesentis… Curiosum urbis Romae regionum XIII

REGIO III ISIS ET SERAPIS. Continet…Amphiteatrum qui capet loca. LXXXVII. Ludum Magnum et Dacicum. Domum Britti Praesentis… Notitia urbis Romae

Luigi Canina, dopo un lungo ed attento esame sul frammento e sulla sua collocazione nella pianta severiana, lo aveva posizionato in prossimità della sua effettiva ubicazione, mentre il Lanciani, nella sua lettura dellaForma Urbis Romae, fu tratto in inganno da resti trovati sotto colle Oppio. Colui che, invece, ne indovinò l’esatta posizione fu lo Hülsen che, nel suo lavoro topografico su Roma, lo posizionò precisamente dove sarebbe tornato alla luce durante gli scavi nel 1937. I resti attualmente visibili sono tra piazza del Colosseo, Via Labicana e Via S. Giovanni in Laterano. Dalle indagini archeologiche si stabilì che il ludus Magnus era stato edificato su precedenti edifici, andati distrutti durante l’incendio del 64 d.C.: una domus di epoca repubblicana, della quale vennero ritrovati durante gli scavi pavimenti in mosaico, e delle botteghe artigianali, risalenti ai primi anni dell’Impero.

Quello che noi vediamo oggi non è il ludus originale di età domizianea, ma un rifacimento successivo di età traianea, che portò ad un innalzamento di tutto il complesso, tranne che per il piano dell’arena, di circa 1,5 metri.

La pianta del complesso ricalca di massima quella delle caserme, si veda ad esempio quella dei vigiles di Ostia, con l’unica eccezione della cavea e dell’arena ellittiche presenti al centro. Costruito in laterizio, esso doveva avere due o tre piani. L’arena, che misurava 210 x 140 piedi romani (62,15 m. x 41,45 m.) ed era in rapporto di 1:2,5 rispetto a quella dell’Amphiteatrum, si poteva raggiungere mediante due grandi ingressi principali lungo l’asse maggiore e mediante degli stretti passaggi posti nella cavea lungo l’asse minore. La cavea, che circondava tutta l’arena, era dotata di 9 gradini e, lungo l’asse minore, di due palchi per le autorità. Si stima che potesse contenere circa 1.200 spettatori. La parete interna verso l’arena e gli ingressi alla stessa erano rivestiti di marmo, a testimonianza che il ludus era frequentato da personaggi prestigiosi, e da ulteriori indagini si è potuto accertare che c’era una balaustra di metallo a dividere la parte più bassa della cavea dell’arena. Per accedere alla cavea furono realizzate quattro scale esterne, mentre i palchi per le autorità erano accessibili, con molta probabilità, tramite passaggi che li collegavano al secondo piano della palestra. Gli ambienti posti sotto la cavea erano presumibilmente usati come magazzini.

tavola1

La cavea era collocata all’interno di un cortile rettangolare circondato da un quadriportico di colonne tuscaniche, al piano terra, e di colonne ioniche, al piano superiore, delle quali rimangono solo pochi resti. Agli angoli di questo cortile rettangolare c’erano quattro fontane triangolari; attualmente se ne può vedere una, visibilmente restaurata, nell’angolo occidentale. Sul quadriportico, e in particolare sui lati Nord, Ovest e Sud, si affacciavano degli ambienti, tutti di dimensioni analoghe (circa 20 metri quadri), fatta eccezione per quelli centrali di cui parleremo in seguito. Questi locali erano dotati di una porta e di un’apertura sopra di essa avente funzione di finestra; data la loro altezza, presunta da indagini archeologiche, di circa 4,2 metri, era quasi sicuramente presente un soppalco. La loro destinazione d’uso era quella di alloggi per i gladiatori presenti nel ludus, che probabilmente dormivano su giacigli a terra. Agli angoli di questo quadriportico, delle scale permettevano di accedere al piano superiore.

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Abbiamo prima accennato agli ambienti centrali posti su questi tre lati, che differivano per dimensioni da tutti gli altri e che venivano usati come accessi alla palestra. In particolare, l’ambiente centrale, posto sul lato settentrionale, è stato individuato come l’ingresso monumentale del ludus, al quale si accedeva, dalla via attualmente corrispondente alla Via Labicana, tramite una scala. L’ambiente centrale sul lato occidentale, quello per intendersi rivolto verso l’anfiteatro, doveva essere, invece, l’entrata principale alla palestra. L’unico lato interamente visibile del ludus è comunque quello Nord, dove, alle spalle delle celle dei gladiatori, c’èra un lungo corridoio di servizio pavimentato in opus spicatum. Differente dagli altri tre lati, quello orientale presenta, oltre ad ambienti similari alle celle, un grosso ambiente centrale in corrispondenza dell’asse maggiore. Tale ambiente, delle dimensioni di 21 m. x 17 m., era accessibile dal quadriportico tramite cinque ingressi separati da colonne e fungeva, presumibilmente, da sacello del culto imperiale. Un’ultima particolarità di questa costruzione era il tunnel che lo collegava direttamente al Colosseo. Questo corridoio sotterraneo metteva in comunicazione l’angolo sud-ovest del ludus con una delle quattro gallerie ipogee dell’Amphiteatrum. Il tunnel, largo 2,17 m. e lungo circa 84 m., ha pareti in travertino e doveva avere un soffitto ligneo, fino all’altezza del portico esterno dell’Amphiteatrum, mentre per il resto del percorso, fino al ludus, ha pareti e soffitto in mattoni. Esso permetteva ai gladiatori di raggiungere l’Amphiteatrum direttamente dal ludus Magnus senza essere visti. Attualmente non è più transitabile perché interrotto dalla costruzione di una fognatura.

Ludus_magnus_Rome_2006

La gestione del ludus

Tralasceremo di parlare delle varie categorie di gladiatori, e della loro divisione in familiae, che vivevano all’interno del ludus, per concentrarci, invece, su quelle figure che lo gestivano o vi lavoravano all’interno e di cui siamo venuti a conoscenza tramite le evidenze epigrafiche.

La gestione dei ludi viene delegata dall’imperatore al procurator, che nel caso del ludus Magnus è di rango equestre elevato e viene definito procurator duecenarius, derivante dal fatto che percepiva uno stipendio di 200.000 sesterzi l’anno. Nell’iscrizione seguente questa carica viene specificata dalla sigla CC (duecenarius).

D(is) M(anibus)

IULIO ACHILLEO V(iro) P(erfectissimo) EX

PROX(imis) MEM(oriae)

CC LUDI MAGNI QUI

VIXIT ANNIS XLVII

M(ensibus) X AURELIA MAXI=

MINA CO(n)IUX EIUS

MARITO DULCISSIMO

(CIL 6, 41286)

Nel caso del ludus Matutinus il procurator era di rango inferiore e veniva chiamato procurator sexagenarius.

Il procurator era assistito a sua volta da un subprocurator e personale subalterno.

Vediamo alcune di queste figure con l’ausilio delle epigrafi:

l’addetto agli armamenti, praepositus armamentario.

DIS MANIBUS

CORNELIAE FRONTINAE

VIXIT ANNIS XVI M(ensibus) VII

M(arcus) ULPIUS AUG(usti) LIB(erius) CALLISTUS

PATER, PRAEPOSITUS ARMAMENTARIO

LUDI MAGNI ET FLAVIA NICE CONIUXS

SANCTISSIMA FECERUNT SIBI

LIBERTIS LIBERTABUSQ(ue) POSTERISQ(ue)

EOR(um)

(CIL 6, 10164)

Un gladiatore che combatteva per gioco, pegnarius, e che oggi definiremmo un buffone di corte.

D(is) M(anibus)

SECUNDO PEGNI=

ARIO IN CULICE LUDI MAGN(i)

BENE MERENTI

QUI VIXIT ANNIS XCVIIII

MENSIBU(S) VIII DIEBUS XVIII

FAMILIA L(udi) M(agni) FECE

(CIL 6, 10168)

Il segretario amministrativo, commentariensis.

(i)NVICTAE DIANAE VICTRICI PRO=

CULUS AUG(usti) LIB(ertus) COMM(entariensis) LUDI

MATUTINI

CAESARIS

(CIL 6, 352)

Il tesoriere, dispensator.

DIS MANIBUS

NYMPHODOTO CAES(aris) N(ostri) SER(vo)

DISPENSATORI LUDI MAGNI

CONIUGI OPTUMO

AELIA PELAGIA CONIUNX

ET AELIA SYNERUSA MATER

(CIL 6, 10166)

Il corriere, cursor.

D(is) M(anibus) TIGRIDI CURSSO=

RI LUDI MAGNI

THEONAS FRATER

B(ene) M(erenti) F(ecit)

(CIL 6, 10165)

La guardia carceraria, cryptarius.

COLLEGIUM
SILVANI REST=

ITUERUNT M(arcus)

AURELIUS AUG(usti)

LIB(ertus) HILARUS

ET MAGNUS CRYP=

TARIUS CURATORES

(CIL 6, 3713)

Questa iscrizione conferma l’esistenza di custodi addetti a locali sotterranei all’interno dei ludi, cryptae, destinati alla custodia e detenzione di gladiatori o condannati, damnati.

Ovviamente il medico, medicus, del quale non si poteva certo fare a meno.

D(is) M(anibus)

TIB(erius) CL(audius) HERACLES LIB(ertus) CL(audio)

DEMETRIO MED(ic)O L(udi) M(agni)

PATRONO BENE MERENTI

(CIL 6, 9572)

Un’altra iscrizione inedita, purtroppo incompleta, potrebbe riferirsi ad un suonatore di corno, cornicen, o ad un aiutante di servizio, forse del procurator, cornicularius. Probabilmente risulta più veritiera la seconda ipotesi, anche se la presenza di strumenti, quali il corno e la tuba, come accompagnamento degli spettacoli gladiatori è verosimile, anche alla luce di recenti studi sui musicisti impiegati nell’anfiteatro e nel ludus.

D(is) M(anibus)

T(iti) AVIENI [—]

CORNIC [—]

LUD(i) [—]

(Museo Nazionale Romano)

Annessi e connessi

Prendiamo ora brevemente in considerazione quegli edifici che erano connessi e funzionali all’Amphiteatrum e ai ludi stessi. Nei dintorni dell’Amphiteatrum ed in particolare ad est del ludus Magnus sorgevano lo Spoliarum, il Saniarium e l’Armamentarium (nellaRegio II) e il Summum Choragium e i Castra Misenatium (nella Regio III).

Lo Spoliarium, che non doveva essere di grandi dimensioni, era il posto dove venivano portati i morti e i moribondi. Il Saniarium era il luogo dove venivano curati i gladiatori feriti. L’Armamentarium era l’armeria principale, molto più grande di quelle dei ludi, dove venivano custodite le  armi da consegnare ai gladiatori solo nell’approssimarsi del combattimento, per evidenti ragioni di sicurezza. Il Summum Choragium era il magazzino per i macchinari e i mezzi per le scenografie. Deve l’appellativo di summum, probabilmente perché alle dirette dipendenze dell’imperatore. Era gestito da un procurator, così come risulta da alcune delle numerose epigrafi che lo ricordano. I Castra Misenatium erano la caserma dei marinai della flotta di Miseno che venivano distaccati a Roma per la gestione del velarium che copriva l’Amphiteatrum.

Conclusioni

La storia dei ludi, ed in particolare quella del ludus Magnus, si conclude con la fine dei giochi gladiatori.

Nel 325 d.C. l’imperatore Costantino abolisce, per decreto, i combattimenti gladiatori e la condanna ad ludum, ma la scomparsa definitiva di questi spettacoli si ha sotto l’imperatore Onorio. Da questo momento in poi non si avranno più notizie del ludus Magnus fino a quando, nel 1937, Antonio Maria Colini non inizierà a riportare alle luce i resti di quello che è stato, e sarà sempre, il più grande e il più importante ludus dell’antica Roma, il ludus Magnus.

Bibliografia

Ludus Magnus – A. M. Colini e L. Cozza

Epigrafia anfiteatrale dell’Occidente Romano, vol. I – Roma – P. Sabbatini Tumolesi

Lexicon topographicum urbis Romae – E. M. Steinby

Dizionario epigrafico di antichità romane – E. De Ruggiero

Fontes ad Topographiam veteris Urbis Romae pertinentes – G. Lugli

Codice topografico della Città di Roma – R. Valentini e G. Zucchetti

Forma Urbis Marmorea: nuovi elementi di analisi e nuove ipotesi di lavoro – E. Rodriguez Almeida

C.I.L. Corpus Inscriptionum Latinarum – T. Mommsen

I.L.S. Inscriptiones Latinae Selectae – H. Dessau