ULFGHAR

ULFGHAR

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Correva l’anno 762 a.V.c. (9 d.c.) quando Ulfhgar, capo del clan di un piccolo villaggio di sanguinari e spietati guerrieri Marsi, decise di scendere in campo al fianco di Arminio, principe dei Cheruschi, il quale, dopo aver servito come ausiliario nelle legioni romane, si mise a capo di una coalizione di tribù germaniche al fine di scrollarsi di dosso il peso insopportabile dell’invasore Romano.

Vittorioso in battaglia, quella che passò alla storia come  la disfatta delle legioni di Varro nella foresta di Teutoburgo, Ulfhgar, per circa due anni, continua indomito a guerreggiare, bramando vite romane, contro drappelli di legionari fino a quando gli dèi da lui venerati che già in passato gli avevano voltato le spalle, indifferenti alla perdita della sua amata moglie e della sua giocosa figlioletta cadute sotto il ferro dei gladi romani e fatte oggetto delle barbarie dei soldati, ancora una volta decidono di non curarsi del suo destino facendolo imbattere, sulle rive del Reno, in una pattuglia romana.

Lo scontro è feroce. Uno a uno i suoi uomini cadono valorosamente. Rimane solo lui che spinto dalla sete di vendicare i suoi compagni infligge molte perdite tra i suoi nemici e infine, affrontato il Centurione, cade in ginocchio davanti al suo avversario quasi esanime, ma non per questo sconfitto nell’orgoglio, bensì fiero di trovare la morte in battaglia, da un valoroso guerriero così come è uso tra le sue genti.

Il fato e gli dèi sono ancora avversi perché non gli viene inflitta la morte. Catturato e portato nel castrum, il Legato decide di non giustiziarlo ma, per il valore dimostrato e per la sua spietata ferocia, di portarlo nel ludus per addestrarlo nelle arti gladiatorie e nel pancratio.

Nell’arena entra colme figura gladiatoria del “mirmillone”, vista la sua mole massiccia e rocciosa. Cruento, sanguinario e truce in combattimento, la folla degli anfiteatri lo acclama con l’appellativo di “la bestia germanica”.

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Gli annali degli storici renderanno immortale la volta in cui, uscito vittorioso ma ferito da due scontri consecutivi con due traci, beniamini della folla, dovette affrontare come terzo gladiatore un retiario del proprio ludus, che una volta disarmato, lo catturò nella sua rete come una “fiera” durante una battuta di caccia. Ma Ulfhgar, tra le grida degli spettatori “verbera”, riescì a liberarsi dalla rete, disarmare a sua volta l’avversario per poi ferirlo col tridente strappatogli dalle mani.

In realtà ciò che muove Ulfhgar non è la sete di sangue. Ben altri sentimenti lo portano a trionfare ogni singola “pugna”; l’amore e il ricordo delle sue amate e la promessa fatta davanti ai loro corpi straziati…mai nessuno avrebbe reso Ulfhgar suo schiavo.

Il suo carattere ribelle e selvaggio gli sono causa di grossi problemi nel ludus dove si trova a essere più volte punito e sferzato per le ripetute aggressioni alle guardie. Più volte vincitore dei munera conquista la libertà dopo sei anni. Ormai libero decide di ritornare nelle terre fredde del nord dove tutt’ora nessuna sa che fine abbia fatto Ulfhgar, “la bestia germanica”.

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