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È l’anno 815 a.V.c.(62 d.c.).  Lungo un’ansa del Tevere, tra i canneti, esiste un luogo denominato incommodum”. Vi regna la morte. Filomeno e Autichia hannoun piccolo fagotto con loro. Sono due schiavi di una famiglia non certo facoltosa.

Vivono in regime di “contubernium e la presenza di un figlio rappresenta per loro un problema.

Lì attende un’ombra,è la vecchia nutrice, Zena, benvoluta dal suodominus, Lucio Anneo SENECA, filosofo, precettore ed ora consigliere dell’imperatore Lucio Domizio Enobarbo “NERONE”.

Seneca ha un debito di riconoscenza verso la nutrice a cui promette, alla sua morte, l’affrancatura dalla schiavitù (manumissio per epistulam).Con il suo consenso potrà allevare il piccolo.

Il filosofo qualche anno più tardi, cade in disgrazia e si avvelena. Siamo nel 818 a.V.c. (65 d.c.), vengo sottratto alle cure di Zena e portato tra la servitù della villa di Tiberio a Tusculum. Qualche anno più tardi mi vengono assegnate le mansioni di“horarius”.

Nel 832 a.V.c. (79 d.c.)vengo venduto ad un “lanarius”. Entro come “novicio”nella scuola gladiatoria e affidato ad un“doctores”. Dopo sei mesi di addestramento divento “tiro”.Al termine del primo combattimento sono “veteranus”e mi viene consegnata la “tessera gladiatoria”, che sancisce il mio “status”di gladiatore.

RUFUS il gladiatore, è il mio nome dal colore dei miei capelli.

Combatto nel 833 a.V.c. (80 d.c.) nei munera” inaugurali dell’Anfiteatro Flavio sotto Tito Flavio Vespasiano Sabino, che durarono 100 giorni e con ben 5.000 gladiatori.

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Proseguo poi per 15 anni. Esco vincitore da 40 scontri e sono graziato 19 volte. Alla fine della carriera nel 848 a.V.c. (95 d.c.) regnando Tito Vespasiano Domiziano, in successione, ottengo il titolo di “primus palus” e poi il “rudis”di legno. Sono un “rudianus”non più gladiatore ma ancora servo. Infine, mi viene consegnato l’agognato cappello conico di lana, il “pileus.

Sono finalmente libero.

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