AVREA

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Anno 801 ad Urbe condita (48 d.C.).

Sotto l’impero di Claudio a Roma, presso la domusdell’Aventino del cavaliere Servilio, sono in atto i preparativi del banchetto che l’eccentrica domina Terzia Plautilla,  ha voluto per rivaleggiare con le altre ricche matrone dell’Urbe.

Stanno provando le Gaditane, danzatrici provenienti da Gades, ingaggiate per intrattenere i convitati con la loro danza sensuale e, da dietro una tenda, la giovane Isuelt spia affascinata le movenze delle ragazze.

Ella è una cosmeticae (ancella estetista) acquistata solo pochi anni prima quando il vittorioso esercito romano, conquistata la Britannia (43 d.C.),  rese il suo popolo schiavo. Isuelt,  all’epoca poco più che bambina, era stata iniziata dalle anziane del suo villaggio ai riti propiziatori che prevedevano balli sfrenati, talvolta  lascivi,  e ora, rapita dal ritmo delle danzatrici, prende anch’ella, a sua volta, a muoversi leggiadra.

Ciò non passa inosservato e la stravagante domina ha un’idea geniale. Dietro lauto compenso all’impresario delle Gaditanae, fa sì che alla giovane ancella vengano impartite lezioni danza, non certo per amore della schiava, ma per il semplice gusto di potersene far vanto con le altre matrone di possedere, tra la sua schiavitù,  un’esperta in quest’arte che tanto stava avendo successo in tutto l’Impero.

Anno 811 aUc (58 d.C.).  Il cavaliere Servilio, per seguire i suoi affari, si trova ospite presso un influente personaggio nella ridente città di Pompei. Tra il suo seguito troviamo nuovamente Isuelt, non più cosmeticae bensì danzatrice, portata volutamente per ingraziarsi i favori della facoltosa comunità pompeiana.  A uno dei banchetti partecipa Livenio Regolo, padre coscritto espulso dal senato. Egli viene letteralmente travolto dalla sensualità del ballo di Isuelt, ormai maestra danzatrice e forse ancor più, colpito dalla sua bellezza nordica contrastante con quella ispanica, tipica delle “saltatrici di Cadice”.

Livenio la vuole per sé. Ma lei si rifiuta, e lo respinge brutalmente. Tale comportamento è  inaccettabile per una schiava e il buon Servilio che, se pur era stato un buono padrone, molto di più teneva ai suoi affari. Per non oltraggiare oltre modo l’ospite offeso, gli  fa dono di Isuelt.

Il nuovo domine, offeso nell’orgoglio, prepara per la schiava la più crudele vendetta: far si che lo splendido corpo, a lui negato, venga deturpato. Isuelt viene condotta al ludus, tra i gladiatori, dove certamente il duro addestramento e i combattimenti  possano soddisfare, poco a poco, la sua sete di vendetta.

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L’anno successivo (59 d.C.) lo stesso Livenio Regolo è l’organizzatore dei munera. Tra i combattenti con sua grande sorpresa vi è Aurea. Questo il nome con cui la folla acclama la gladiatrice dai capelli color dell’oro, in cui l’editor riconosce la bella danzatrice Isuelt.

Già vittoriosa in cinque incontri e graziata in altri due, Aurea, ormai persa la grazia della danzatrice ma non certo l’agilità che la contraddistingue come gladiatrice, è pronta a scendere nell’arena sotto gli occhi dell’uomo che era stato fautore del suo crudele destino.

Ma ciò non accadde perché quei giochi furono sospesi a causa di una violenta rissa che coinvolse la tifoseria nocerina contro quella pompeiana, e che valse la sospensione dei munera, decisa dall’imperatore Nerone, per un decennio e l’esilio di Livenio.

Di Aurea, la gladiatrice, altre notizie non si hanno; è possibile che a lei si riferissero Plinio il Giovane o Marziale, nel menzionare la sensualità delle ballerine di Gades, o che fu essa ad esser presa a soggetto di qualche affresco nelle ville  di Pompei.

Di certo è noto il suo valore nell’arena.

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