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Caratteristica peculiare di queste danze era il movimento saltato, spesso accompagnato da strumenti musicali come tamburelli e cimbali oppure da veli. La danza nella cultura romana, ispirata spesso a quella greca, era legata a riti propiziatori o alle grandi festività in onore di un dio, come ad esempio nei riti dionisiaci o nei Saturnalia dell’antica Roma. C’erano danze comiche, tragiche, satiriche, pantomimiche. Alcune erano danze di folla, sfrenate e promiscue con cui il popolo si liberava dal peso della povertà o da un’esistenza difficile; giorni e giorni di festeggiamenti dove il corpo, il movimento e quindi la danza erano protagonisti di primo piano. Una caratteristica delle danze romane, che si può evincere da raffigurazioni come affreschi e bassorilievi, era il movimento saltato, a volte accompaganato da strumenti musicali come tamburelli e cimbali oppure da veli. Le scuole di danza, infatti, prendevano il nome di “ludi saltatorii”. Il “salto” trova la sua origine in una delle più antiche e nobili delle danze, quella dei Sacerdoti “Salii”, i quali eseguivano, in onore del dio Marte, il “tripudium”, caratterizzato proprio da una marcia a tre passi saltati.