TAVOLETTE CERATE

075 TAVOLETTE CERATE

Erano tavolette di legno con orli rilevati al cui interno si spalmava della cera, su cui si scriveva incidendo i caratteri con uno stilo (stilus) di legno o di metallo, appuntito da una parte e appiattito dall’ altra, per cancellare. Alcuni fori sul margine delle tavolette consentivano di legarne due o più insieme in modo da formare una specie di quaderno. Servivano per scrivere appunti, biglietti, brevi lettere, quietanze, ecc.  Erano impiegate in particolare nelle scuole dagli alunni.

CALAMAIO

076 CALAMAIO

Il calamaio aveva varie forme, sempre molto semplici. Una forma particolare era quella di due recipienti cilindrici saldati insieme, ciascuno con il suo coperchio. Probabilmente un recipiente conteneva l’ inchiostro nero e l’ altro quello rosso. L’ inchiostro nero si otteneva mescolando vari ingredienti: fuliggine di resina o di pece, feccia di vino, nero di seppia. L’ inchiostro rosso si adoperava, in genere, nei libri per dar rilievo al titolo.

Abitualmente per scrivere ci si serviva di una cannuccia appuntita (calamus) o di una penna d’ uccello (penna), ugualmente appuntita e con la cima tagliata in due, similmente ad un pennino moderno

 LIBRO

077 LIBRO

Il libro, usato presso gli antichi Romani, era costituito da una striscia di papiro o di pergamena, che si arrotolava (volumen) cominciando dal fondo, intorno ad un bastoncino di legno o di osso, detto umbilicus. Il libro si leggeva srotolandolo.

I bastoncini potevano essere anche due, uno in fondo l’ altro in cima. Le parti sporgenti dell’ umbilicus erano dette cornua.

Nei libri di lusso l’ umbilicus era tinto con colori vivaci o dorato. Sull’ orlo superiore del rotolo si attaccava un cartellino di pergamena col titolo del libro.

Per conservare i rotoli, questi erano spalmati con olio di cedro, che proteggeva il papiro dalle tignole e dall’ umidità. Il rotolo poi era rivestito di una fodera di cartapecora, tinta di colori vivaci e conservato entro cassette.