Premessa

Come al giorno d’oggi capi di Stato, governanti e cariche istituzionali si circondano di guardie del corpo, così nell’antica Roma, imperatori, prefetti, generali e personaggi di alto rango, solevano circondarsi di una scorta personale e fidata.

La nascita di una milizia adibita a guardia del corpo risale al periodo repubblicano, quando venne creata  la prima cohors praetoria, un gruppo di militari adibiti alla sicurezza del generale, del comandante supremo, il praetor. Le coorti pretorie svolsero quindi il loro compito di garantire la sicurezza prima dei generali, in età repubblicana, e poi dell’Imperatore e della sua famiglia, in epoca imperiale, fino allo scioglimento del corpo ad opera dell’imperatore Costantino.

In età repubblicana e nella prima età imperiale, compaiono guardie del corpo private anche intorno ai componenti delle potenti familiae, come nel caso della gens Statilia:

Felix German(us)

armiger Tavri f(ilius)

hic sitvs est

(C.I.L. VI 6229 = I.L.S. 7448)

Dopo l’avvento di Augusto a difesa dell’imperatore fanno la loro comparsa i Germani corporis custodes, e proprio su di loro è incentrato questo articolo di approfondimento.

Cenni storici

A seguito delle guerre civili, il timore che i soldati romani potessero ribellarsi o disertare, spinse i generali a dotarsi di una guardia del corpo formata da stranieri o barbari, da usare sia in guerra sia in tempo di pace. Dalle fonti risulta che i primi a farne uso furono addirittura Mario, che nell’87 a.C. entrò a Roma scortato da barbari illirici, i Bardyaei, e Silla. Anche Cesare si circondò di guardie del corpo straniere prima germaniche e poi iberiche. Bruto si circondò di cavalieri celti, che rimasero a lui fedeli anche quando tutti gli altri lo avevano abbandonato. Fu infine Augusto che, dopo la battaglia di Azio, sciolse la sua manus Calagurritanorum, di Calagurritani, per poi ricostituire, poco tempo dopo, una nuova guardia del corpo costituita da Germani.

Nasce così questo corpo che non fu mai inquadrato nelle milizie legionarie, ma mantenne durante tutta la sue esistenza il carattere di vera e propria guardia privata. La vita di questo corpus fu piuttosto travagliata. Lo stesso Augusto, a seguito della forte pressione del popolo, dopo la sconfitta delle legioni di Varo, lo sciolse per poi ricostituirlo di nuovo, appena sopiti i malumori dell’opinione pubblica, visto che alla salita al potere di Tiberio esso era di nuovo in servizio. Ulteriori notizie sui Germani si hanno per i regni di Caligola, Claudio e Nerone, fino a quando Galba, forse per risparmiare o per paura, decise di scioglierli. Da allora in poi non si hanno più notizie dei Germani se non in un resoconto di Erodiano, che parla di cavalieri Germani al seguito dell’imperatore Caracalla, riferendosi probabilmente al fatto che gli equites singulares, le guardie del corpo dell’imperatore nate dalle ceneri dei Germani, erano composti prevalentemente da uomini di origine germanica.

Il corpo

Il nome ufficiale di questo corpo è corporis custodes come si evince da alcune iscrizioni.

Phoebvs

Neronis Clavd(i)

Caesaris Avg(usti)

corp(oris) cvst(os)

dec(uria) Rabvti

nat(ione) Baetesivs

mil(itavit) an(nos) VIII vix(it) an(nos) XXV

h(ic) s(itus) e(st). posvit Gnostvs

dec(uria) eadem heres eivs

ex colleg(io) German(orum)

(C.I.L. VI 8808 = I.L.S. 1728)

Vista poi l’esclusiva presenza di Germani, in maggioranza Batavi, era ed è uso comune chiamarli Germani o Batavi e da qui Germani corporis custodes. Questo si evince sia dalle iscrizioni, recanti la provenienza dei componenti, sia dal racconto di Svetonio, secondo il quale l’imperatore Caligola organizzò una spedizione nel territorio dei Germani per procurarsi delle guardie del corpo.

I Germani non vennero mai assimilati a veri e propri soldati, anzi da molti scrittori dell’epoca viene fatta una vera e propria distinzione tra i milites ed i Germani.

 

Una peculiarità di questo corpo era la suddivisione in decurie, a differenza dei corpi militari (come le legioni e le coorti pretorie) la cui suddivisione era in coorti. Questo ci porta a rivedere l’uso, probabilmente errato, di termini come cohors, manus o numerus, che molti scrittori usano per indicare le unità dei Germani.

Le decurie erano comandate da un decurione. Di questi si conoscono molti nomi, visto che su ognuna delle epigrafi ritrovate, relative a Germani, è riportato il nome del decurione sotto il cui comando essi servivano. Inoltre sono state ritrovate epigrafi direttamente riconducibili a decurioni.

Procvlvs

Decvrio

Germanorvm

Ti(beri) Germanici

(c.i.l. VI 4345 = i.l.s. 1723)

Il numero delle decurie, probabilmente variabile, è tuttora incerto. Al tempo di Nerone l’organico complessivo dei Germani potrebbe aver raggiunto i cinquecento uomini, come suggerirebbe un sesterzio coniato dallo stesso, tra il 64 e il 66 d.C., sul quale è riportata la scena dell’imperatore che parla a dei militari, la cui uniforme potrebbe far pensare a Germani, con la dicitura: ADLOCVT(io) COH(rtium), quindi ad una coorte, assimilabile a quella pretoriana, di cinquecento uomini.

Compito principale di questi corporis custodes era senza ombra di dubbio quello di seguire sempre l’imperatore, sia in tempo di pace sia in guerra. La loro fedeltà ed il loro attaccamento al princeps sono dimostrati dai seguenti episodi: Tacito racconta (Ann. 1, 13) che il senatore Q. Aterio rischiò di essere ucciso dai Germani perché arrivato al Palazzo per supplicare Tiberio, lo fece inavvertitamente inciampare. Il secondo episodio, raccontato da Flavio Giuseppe (Ant. Iud. XIX 15), riporta che i Germani alla morte di Caligola, particolarmente benvoluto dagli stessi, tentarono di vendicarlo cercando di uccidere i congiurati.

La condizione sociale

Per far luce sulla condizione sociale di queste guardie bisogna tener conto di due gruppi distinti di epigrafi ritrovate le prime tra la Via Appia e la Via Latina, risalenti al tempo di Tiberio, e le seconde lungo la Via Aurelia, risalenti all’epoca di Claudio e Nerone.

Mentre le prime riportano semplicemente il nome del defunto e la sua qualifica

Bassvs Tiberi

Germanici Germanvs

(C.I.L. VI 4338)

le seconde sono molto più lunghe e più belle.

nobilis

miles Impera(toris)

Neronis Avg(usti)

corp(oris) cvst(os)

dec(uria) Rabvti

nat(ione) Bata(v)vs

milit(avit) an(nos) II

vix(it) an(nos) XX h(ic) s(itus) e(st)

posvit Baebivs

d(ecuria) Rabvti heres

(C.I.L. VI 8806 = I.L.S. 1727)

Le prime furono ritrovate insieme ad altre di schiavi e liberti, mentre le seconde no. Su alcune del secondo gruppo sono addirittura riportate le qualifiche di miles o la dicitura militavit annos. Nel secondo gruppo di epigrafi compaiono anche dei liberti,

Ti(berio) Clavdio

Avg(usti) lib(erto) Dvcto

dec(urio)

Germanorvm

vix(it) an(nos) XXX posvit Lvria

Paezvsa conivgi suo et sibi

(C.I.L. VI 8811 = I.L.S. 1731)

si fa menzione di un collegium Germanorum e vengono sempre poste a cura di eredi. Viene anche ricordato un curator Germanorum.

Ti(berius) Clavdivs divi Clavdi

lib(ertus) Activs

honoratvs curator Germanorvm

et aeditvvs Dianae Cornif(iciae)

collegio magno

trib(unorum) divae Augustae

tric(u)lam cvm colvmnis

et mensis et maceria

s(ua) p(ecunia) d(onum) d(edit)

(C.I.L. VI 4305 = I.L.S. 1732)

Tutto ciò fa supporre che inizialmente fossero schiavi, come dimostrerebbe anche il racconto di Svetonio secondo il quale Caligola mise dei gladiatori al loro comando, mentre con il passare degli anni la loro condizione andò a migliorare.

La conferma di questo miglioramento nella scala sociale si trae sempre dalla notizia di Svetonio circa lo scioglimento di questo corpo ad opera di Galba: il fatto che, una volta sciolti, i Germani vengano rispediti al loro paese natale e non destinati ad altri usi se non addirittura venduti, sta a confermare quanto sopra e cioè che a quel tempo non fossero più reclutati fra schiavi.

Quindi in conclusione si potrebbe affermare che questa guardia privata, inizialmente formata da schiavi, fu poi composta da barbari liberi, ma che conservarono la loro condizione di peregrini, ossia di non cittadini romani.

La caserma

Non esiste alcuna prova certa riguardo la localizzazione della caserma o statio dei Germani Corporis Custodes. Uno spunto si potrebbe trarre dal solito Svetonio che, nel raccontare lo scioglimento del corpo da parte di Galba, fa riferimento ad un accampamento o caserma nei pressi degli horti Dolabellae, i giardini di Cornelio Dolabella, la cui ubicazione è però tutt’ora sconosciuta.

Un’ipotesi sulla posizione della statio dei Germani potrebbe essere fatta prendendo in considerazione altre circostanze a noi note, quali ad esempio i cimiteri e le caserme di altri corpi militari presenti a Roma. Così, come nel caso dei pretoriani che avevano il loro sepolcreto fra la via Nomentana e la Salaria, vicino alla loro caserma, o come gli equites singulares, la cui caserma era nella zona di San Giovanni e il cimitero in Via Labicana. Se i classiarii Ravennates avevano i loro castra in Trastevere e il sepolcreto sull’Aurelia, nei pressi di Villa Pamphili, vicino a quello dei Germani, allora potremmo supporre che la statio di quest’ultimi sia stata anch’essa nella zona del Trastevere. Probabilmente sulle rive del fiume, non molto lontano dal Palatino, dimora dell’imperatore, e vicino agli horti Caesaris, la cui esistenza potrebbe far supporre anche la presenza, nella stessa area, di altri giardini, quali gli horti Dolabellae.

Bibliografia

R. Paribeni – Dei Germani corporis custodes

A. Passerini – Le Coorti Pretorie

G. Henzen – Sulle guardie germaniche degli imperatori romani

B. Rankov – The Praetorian Guard