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Gli ultimi giorni del potere a.V.c. 1065 – VILLA DI MASSENZIO

27 Ottobre 2019 @ 10:00 - 18:00

MASSENZIO

L’evento prevede delle visite guidate nei seguenti orari:
Mattina ore 10:00 e ore 11:30
Pomeriggio ore 15:30

Durante le visite guidate verranno proposte le seguenti scene 

– Postazione di Guardia
– Banchi Didattici
– Accensione del Fuoco
– Rito degli Ambarvali
– Dies Natalis
– Assegnazione della Toga Virilis
– La Porpora Imperiale
– Funerale di Romolo
– Verso la Fine del Potere
– Histriones

*POSTAZIONE DI GUARDIA*

Ingresso della villa i visitatori prima di entrare nella Villa di Massenzio, assisteranno ad un cambio della Guardia Pretoriana Palatina

*BANCHI DIDATTICI*

Saranno installati dei tavoli per esporre materiale che consenta di illustrare e facilitare l’esposizione dei costumi dei militari Romani del Tardo Impero, nonché usi e costumi del periodo dell’imperatore Massenzio

*ACCENSIONE DEL FUOCO*

*RITO DEGLI AMBARVALI*

*DIES NATALIS di VALERIO ROMOLO*

*ASSEGNAZIONE DELLA TOGA VIRILIS a Marco Aurelio Valerio Massenzio*

*LA PORPORA IMPERIALE*

Siamo nel periodo a cavallo fra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. Per quasi 70 anni l’Impero Romano è stato scosso da rivolte, guerre civili, colpi di stato e sedizioni da parte di generali ambiziosi e assetati di dominio. La porpora imperiale veniva venduta dalle legioni delle varie province al miglior offerente, e soltanto l’uso brutale della forza da parte di Imperatori soldati come Gallieno, Aureliano, Probo e Diocleziano è riuscita infine a ristabilire l’ordine. Il mondo sotto il dominio di Roma era semplicemente troppo vasto per essere governato da un unico uomo. Fu così che Diocleziano divise l’impero con un suo vecchio compagno d’armi, Massimiano, a cui concesse il governo dell’Occidente. Questi due Augusti Imperatori decisero di delegare successivamente parte del loro potere e delle province da essi governate a due ulteriori loro sottoposti, Costanzo Cloro e Galerio, nelle vesti di Cesari. Si veniva a formare così il cosiddetto “governo dei quattro”, la Tetrarchia.  Per quasi vent’anni questo governo collegiale sembrò funzionare.Nel 305 Diocleziano e Massimiano decisero di abdicare. Costanzo Cloro e Galerio, loro Cesari, sarebbero avanzati di rango nel ruolo di Augusto, mentre ad assumere il titolo di Cesare sembravano i maggiormente accreditati per il titolo sembravano essere Massenzio, figlio di Massimiano, e Costantino, figlio di Costanzo Cloro. Ma nel 305 le cose andarono diversamente. Il nuovo Augusto Galerio, che ereditava il potere di Diocleziano e quindi il ruolo di “primus” fra tutti gli imperatori del collegio tetrarchico, decise di estromettere Costantino e Massenzio dalla successione per favorire al loro posto un suo nipote naturale ed uno dei suoi fedelissimi generali. Non solo, ormai gli Imperatori risiedevano quasi esclusivamente a ridosso dei confini, di modo da poterli meglio controllare ed intervenire in caso di necessità, e le città provinciali quali Nicomedia, Treviri, Sirmio, Milano, Antiochia, si espandevano e si arricchivano, mentre la città di Roma languiva nell’apatia, dimentica ormai delle vecchie glorie, ed esclusa da ogni decisione politica. Il Senato era ormai poco più che un guscio vuoto, che aveva perso ogni significato che non fosse esclusivamente simbolico e tradizionale. L’Augusto Galerio addirittura decise di sciogliere le uniche due coorti pretoriane rimaste a Roma (altre otto delle dieci complessive erano state divise fra i 4 imperatori ed erano entrate a far parte del loro seguito personale), nonché di sottoporre la città e l’Italia tutta ad una tassazione identica a quella delle province, un atto clamoroso e dal fortissimo valore simbolico, considerando che gli italici avevano beneficiato fino ad allora dell’esenzione fiscale, in quanto “fondatori dell’Impero”, che a livello contributivo aveva gravato solo ed esclusivamente sulle province e sui popoli assoggettati. Il malcontento per questi atti considerati offensivi contro l’Italia, Roma e i popoli della penisola, creò un fortissimo malcontento che culminò poi nella rivolta di Roma del 28 ottobre del 306 d.C.

*FUNERALE DI ROMOLO*

Dopo la sua acclamazione nell’ottobre del 306, Massenzio si diede immediatamente ad una imponente opera di ricostruzione. Egli riportò in auge i simboli e le liturgie della Roma pagana tradizionale, ripristinò con forza il culto di Romolo e di Marte, della Dea Roma e dei Dioscuri, ma fu anche tollerante nei confronti del Cristianesimo. Pose infatti immediatamente fine alle persecuzioni comandate da Diocleziano tre anni prima, restituì alla Chiesa beni sequestrati e probabilmente concesse la costruzione della prima Basilica cristiana di Roma, la Basilica Apostolorum, oggi conosciuta come San Sebastiano Fuori le Mura, che dagli studi più recenti condotti dall’archeologia viene attribuita proprio a Massenzio. Massenzio volle che il figlio adorato fosse tumulato vicino alla sua casa, all’interno del perimetro della Villa Imperiale, di cui la Mausoleo di Romolo, che oggi qui vedete accanto a noi con l’imponente peristilio e ciò che rimane della tomba vera e propria, che dovete immaginare un tempo avere la forma di un piccolo Pantheon, era a tutti gli effetti una delle componenti principali. Qui venne eretta una imponente pira funebre, e attorno alla pira ardente furono immolati schiavi, a conclusione della celebrazione del munus, e costoro furono chiamati bustuarii, proprio come gli Etruschi usavano chiamare i loro gladiatori. Nove giorni dopo la sistemazione della salma ebbe

*VERSO LA FINE DEL POTERE 26 OTTOBRE AVC 1065*

Il 26 ottobre dell’anno 312 d.C., Costantino si è ormai portato a poche miglia da Roma. Due giorni dopo, avverrà la fatidica battaglia finale contro le truppe di Massenzio, uno scontro che entrerà nella leggenda come la Battaglia di Ponte Milvio. L’Urbe è in preda a concitati e convulsi disordini che preannunciano una fine imminente, o un nuovo inizio. L’Augusto Massenzio, timoroso dei disordini in città, ha fatto trasferire la sua famiglia in una villa fuori le mura ed ha convocato presso il suo palazzo il Prefetto dell’Urbe Aradio Rufino, il Prefetto del Pretorio Manilio Rusticiano e una delegazione di Senatori, tra cui, Gaio Rufino e Attio Tertullo (questi due senatori erano veramente esistiti durante quegli anni in cui Massenzio governava), per una relazione sull’ordine pubblico, le scorte di viveri e la situazione militare. La sconfitta del grosso dell’esercito Massenziano nelle battaglie di Susa, Torino e Verona lasciava ormai all’Imperatore soltanto pochi soldati veterani su cui contare: i suoi Pretoriani, le Coorti Urbane, la cavalleria degli Equites Singulares Augusti, e alcune migliaia di italici e africani arruolati in fretta e in furia senza esperienza di guerra e alla loro prima prova miliare. Le sedizioni e il clima di rivolta in città, esacerbate dal sentimento di sfiducia crescente per le reiterate vittorie di Costantino, e dalla volontà dei più di salire sul carro del vincitore sperando di ottenere da lui incarichi, onori e prebende, rendeva la città di Roma un luogo insicuro e ostile, sicuramente non affidabile per una difesa a oltranza, nonostante la presenza delle Mura Aureliane recentemente restaurate e consolidate proprio da Massenzio.

*MUSICA DEGLI HISTRIONES*

Dettagli

Data:
27 Ottobre 2019
Ora:
10:00 - 18:00

Luogo

Italia + Google Maps