II  SEZIONE

ACCAMPAMENTI

 

  1. CASTRA AESTIVA
  2. CASTRA HIBERNA o STATIVA
  3. SUDES
  4. TRIBOLO
  5. DOLABRA

CASTRA ROMANA

  1. GENERALITA’

 

Con la parola castrum gli antichi Romani indicavano un luogo chiuso e fortificato, cioè un forte, una fortezza. Con il plurale della stessa parola, castra, intendevano l’ accampamento, il campo fortificato dei soldati. L’ origine dei castra è alquanto misteriosa. Si ritiene che fu Pirro, re dell’ Epiro, ad aver ispirato per primo l’ idea di alloggiamenti militari riparati da una cinta di protezione. Uno dei suoi campi sarebbe stato preso d’ assalto dai Romani, studiato e quindi imitato.

Ma nel tempo i Romani riuscirono a realizzare accampamenti con criteri elevatissimi di funzionalità, razionalità e di difesa, così ben costruiti da suscitare l’ ammirazione persino dei nemici. Tito Livio nella sua opera Ab urbe condita – Liber XXXI riporta che Filippo V, re di Macedonia, provò tanta ammirazione davanti ad un campo romano da esclamare che uomini capaci di costruire cose del genere non potevano essere considerati barbari.

Nel corso della storia di Roma l’ accampamento militare ha avuto un ruolo fondamentale che spesso poteva decidere le sorti di una battaglia. Un buon alloggiamento fortificato e costruito in posizione adatta risultava decisivo.

Le dimensioni dei castra variavano a seconda del numero dei soldati che dovevano ospitare. Si andava dai 200 metri circa di lato ad oltre 500 metri. Potevano ospitare da una coorte (500 uomini circa) fino a due legioni (10.000 – 12.000 uomini). Anche la loro forma variò nel tempo. Nel periodo repubblicano e fino agli imperatori Giulio-Claudi (I sec. d.C.) la forma quadrata era la preferita; nel periodo centrale dell’ impero invece di solito la forma era rettangolare e nel tardo impero poteva essere di varie forme, anche circolare.

I Romani distinguevano due tipi di accampamento, l’ uno temporaneo, costruito per una o poche notti (Castra aestiva), l’ altro permanente, per periodi lunghi (Castra hiberna o stativa).

 

  1. CASTRA AESTIVA (Accampamento temporaneo)

Tutte le sere i legionari che partecipavano ad una spedizione, durante le campagne di guerra, dovevano essere riparati da una cinta difensiva e pertanto costruivano i campi provvisori o di marcia, detti castra aestiva, con semplici tende, a volte fatti e distrutti giornalmente.

Questi accampamenti non hanno lasciato tracce archeologiche. Per conoscerli dobbiamo affidarci alle fonti letterarie, come le Storie di Polibio, La guerra giudaica di Flavio Giuseppe, le opere di Pseudo-Igino ed altre, o anche osservare la colonna traiana o la colonna di Marco Aurelio, ove compaiono rappresentazioni figurative di campi fortificati.

Per prima cosa occorreva scegliere con molta cura il sito. Ciò era compito degli exploratores, unità che precedeva l’ esercito, accompagnata in genere da un tribuno e da due centurioni, più un augure, che doveva prendere gli auspici e sorvegliare che il campo fosse tracciato secondo le prescrizioni del rito religioso. Il luogo doveva essere in leggera pendenza, possibilmente sul pendio di una collina, in modo da avere il lato anteriore nella parte più bassa del pendio. In tal modo, in caso di un avvicinamento del nemico, i legionari lo potevano assalire giù per il colle, che con il suo declivio accresceva la velocità e l’ impeto dei soldati. Inoltre la pendenza del terreno favoriva l’ evacuazione delle acque. Il luogo doveva essere dotato di acqua sufficiente per le varie necessità. La sua posizione doveva essere difendibile da eventuali attacchi; meglio se si poteva avere davanti un ostacolo naturale, un corso d’ acqua o una palude. Nella costruzione del campo tutto era meticolosamente prescritto. Poichè le operazioni si compivano sempre nel medesimo ordine, l’ impiantarlo ed il levarlo si faceva sempre con grande rapidità.

La complessità delle difese, l’ articolazione degli spazi interni, il poco tempo a disposizione per approntare tali fortificazioni fa pensare ad una grande ed efficace organizzazione, nella quale ogni ufficiale doveva sapere perfettamente  le proprie competenze ed ogni soldato doveva conoscere molto bene i propri compiti in modo da non perdere tempo.

Ciò implicava un reclutamento di qualità e continue esercitazioni in campo.

I soldati iniziavano con lo spianare il terreno, poi veniva scavato un fossato tutto intorno (Fossa), avente in genere una sezione a V ed una profondità e larghezza adeguate alla tipologia del campo. La terra scavata veniva depositata sul ciglio interno del fossato; si veniva così a formare un argine di terra (Agger),  sul quale veniva poi costruita una palizzata (Vallum) di legno con tronchi appuntiti (Fig. 1). La cinta difensiva poteva essere dotata di torri, sulle quali venivano piazzati pezzi di artiglieria, come scorpioni, catapulte e baliste e vigilavano le vedette. Sopra l’ agger , spianato alla sommità, internamente alla palizzata, si creava un camminamento di ronda sopraelevato per le sentinelle. Subito dopo il vallum veniva lasciato uno spazio vuoto (intervallum), destinato a raccogliere frecce e giavellotti che eventualmente avessero superato la cinta difensiva. Tale zona consentiva altresì di accelerare gli spostamenti all’ interno del campo.

Completata la costruzione della cinta di difesa, un banditore annunciava quale delle centurie aveva completato il lavoro per prima,  per seconda e per terza. Dopo i centurioni ispezionavano il fossato, lo misuravano, premiavano le prime tre centurie, che avevano fatto bene il lavoro nel minor tempo e punivano coloro che avessero fatto un lavoro senza cura.

Una struttura tipica interna di accampamento temporaneo è illustrata in Fig. 2.

Quattro erano gli accessi al campo: la porta praetoria era l’ ingresso principale rivolto verso la presunta direzione di provenienza del nemico; la porta decumana costituiva una via di fuga e di uscita per i soldati puniti; la porta dextra e la porta sinistra erano utilizzate in genere per l’ entrata dei viveri e dei bagagli.

Gli accessi al campo dovevano essere accuratamente difesi. Spesso i legionari, davanti ad essi, scavavano delle buche, nelle quali collocavano tronchi d’ albero completi dei loro rami. Questi ostacoli erano chiamati ceruoli (piccoli cervi). Lo Pseudo-Igino diceva che un campo disponeva di cinque protezioni: il fossato, l’ argine di terrapieno, la cinta difensiva, i “piccoli cervi” e le armi che si trovavano dentro.

Una volta spianato il terreno all’ interno del campo, un agrimensore poneva al centro una groma, strumento che consentiva di tracciare linee rette, parallele e perpendicolari sul terreno. Venivano così definite le vie e delimitati gli spazi dove installare le tende. Le vie più importanti erano: la via praetoria, che dalla porta pretoria conduceva al praetorium, la tenda del comandante in capo dell’ accampamento; la via decumana, che dal pretorio conduceva alla porta decumana; la via principalis, che univa le due porte destra e sinistra; la via quintana.

Nei pressi del pretorio si trovavano: il tribunal, una tribuna, da dove il comandante in capo pronunciava discorsi e amministrava la giustizia; l’ auguratorium, dove venivano presi gli auspici, osservando il volo degli uccelli; la aedes signorum, una specie di tempio dove venivano custodite e venerate le insegne, quali l’ Aquila ed il Vessillo della Legione; il forum, luogo pubblico.

Il quaestorium era la tenda del questore, responsabile del finanziamento delle operazioni.

Le tende erano di pelli o di tela. Gli alloggi degli ufficiali erano chiamati tabernacula, quelli dei soldati tentoria. I legionari che alloggiavano in una tenda costituivano una unità, chiamata contubernium (8 o 10 soldati).

Un certo spazio del campo era destinato ad installazioni di uso collettivo: un laboratorio (fabrica) per la riparazione delle armi danneggiate; una infermeria (valetudinarium) per curare i feriti; la stalla (stabulum) per gli animali; magazzini (horrea) per i viveri.

  1. LE ATTIVITA’ QUOTIDIANE NEI “CASTRA”

 

Negli accampamenti romani le attività quotidiane, normalmente, iniziavano con l’ adunata del mattino. I soldati si presentavano davanti ai loro centurioni, questi davanti ai tribuni e tutti gli ufficiali davanti al legato, che dava loro la parola d’ ordine e l’ ordine del giorno. Alcuni soldati erano comandati per andare a procurare viveri, legna, acqua e rifornimenti vari; altri , costituiti in distaccamenti, andavano a difendere piccole postazioni di frontiera; altri, inviati in pattuglia, ispezionavano i dintorni del campo; altri erano dislocati in posti di osservazione (stationes).

Venivano stabiliti i servizi di sentinelle diurne (excubiae) e quelli di guardie notturne (vigiliae) ed i servizi di corvè della vita comune: pulizia delle strade del campo, dei locali, ecc.

Ma non dobbiamo pensare all’ esercito romano come una struttura sottoposta ad una ferrea disciplina uguale per tutti. Esistevano gli immunes, soldati dispensati permanentemente dai servizi e questa esenzione, non raramente, veniva “comperata” dal proprio centurione. Di questo ci da sentore Tacito nelle sue Storiae (I, 46, 3-6) e negli Annales (I, 17, 6).

Talvolta a queste attività si sovrapponevano le cerimonie, come le celebrazioni religiose, l’ offerta di sacrifici, la purificazione dell’ esercito (lustratio) ed altre.

Il comandante in capo, quando necessario, dal tribunal pronunciava discorsi ai soldati o amministrava la giustizia. Spesso gli auguri, posti sopra l’ auguratorium, prendevano gli auspici, interpretavano  la volontà degli dei, osservando il volo degli uccelli.

Durante la giornata le reclute venivano addestrate in varie discipline belliche, che, come ci riferisce Vegezio nel suo primo libro dell’ “Arte della guerra romana”, fondamentalmente consistevano nelle seguenti esercitazioni.

  • Ad gradum militarem (al passo militare). I soldati dovevano imparare a compiere manovre velocemente ed in modo uniforme. Al passo militare era necessario percorrere 20.000 passi in 5 ore, nel periodo estivo (20.000 passi equivalevano a circa 30 Km; quindi si dovevano percorrere circa 4,89 Km all’ ora).
  • Ad cursum (alla corsa). I giovani dovevano esercitarsi alla corsa affinché avanzassero contro il nemico con maggiore impeto e prendessero possesso delle postazioni favorevoli velocemente prima del nemico.
  • Ad saltum (al salto). Un buon salto era necessario per oltrepassare i fossati o superare ostacoli di una certa altezza.
  • Ad palum (al palo). La recluta, armata di uno scudo di vimini del peso circa doppio rispetto quello dello scudo reale e di un gladio di legno, anch’ esso avente il doppio del peso, si esercitava contro un palo, piantato nel terreno. Doveva colpire il palo come se fosse il nemico e contemporaneamente doveva difendersi con lo scudo. Ora indirizzava i colpi al capo o al viso dell’ avversario, ora lo premeva ai fianchi, mentre cercava di ferirgli i polpacci e le gambe; retrocedeva, si slanciava, incalzava, aggrediva con tutta la forza il palo, come il nemico vero.
  • Ad pila iacienda (lancio dei pili). La recluta doveva scagliare il pilo contro il palo, come se fosse il nemico. Con questo esercizio rafforzava le braccia e acquistava abilità ed esperienza nel lancio delle armi.

Se l’ esercito doveva lasciare l’ accampamento per attaccare il nemico, le tende, i bagagli, le prede erano lasciate al loro posto sotto la sorveglianza di un corpo di guardia.

Quando invece l’ esercito doveva riprendere il cammino, si levavano le tende, che erano caricate sui muli con i bagagli e si incominciava la marcia.

 

  1. CASTRA HIBERNA O STATIVA (Accampamento d’ inverno o permanente)

 

Per trascorrere l’ inverno, periodo in cui i Romani non combattevano, o quando le esigenze tattiche richiedevano la permanenza prolungata in un luogo, venivano costruiti i castra hiberna o stativa, fortificazioni aventi carattere di permanenza. Queste costruzioni differivano dai campi temporanei per le dimensioni più grandi e per i materiali di costruzione utilizzati. Al posto delle tende erano costruite baracche e edifici, impiegando terriccio, argilla e legno all’ epoca dei Giulio-Claudi e, dopo il 69, a partire dai Flavi, utilizzando mattoni o pietre. Erano opere più complesse, più resistenti ed offrivano maggiori comodità. Tuttavia la loro struttura interna era del tutto simile a quella dei campi temporanei.

Numerosi resti di castra in muratura sono stati rinvenuti prevalentemente lungo il limes (il confine dell’ impero romano), in Germania, in Gran Bretagna, in Africa settentrionale.

In questi accampamenti ritroviamo il trinomio fossa-agger-vallum, ma con uno spazio libero dietro il muro di cinta (intervallum) alquanto più ampio. I fossati potevano essere anche due o tre. Normalmente nel recinto erano aperte le quattro porte: pretoria, decumana, destra e sinistra e gli architetti per rinforzarle spesso le affiancavano torri. Queste erano quadrate o rettangolari nel II secolo; arrotondate su un lato o a base pentagonale, a partire da Marco Aurelio. Avevano un ruolo importante come supporto per i pezzi d’ artiglieria.

Lo spazio interno degli accampamenti permanenti era organizzato utilizzando la groma, come per i campi di marcia. Si tracciavano le vie più importanti (pretoria, decumana, principale, quintana) e quelle secondarie.

La parte centrale del campo era occupata dai così detti principia, un insieme di costruzioni, che costituivano il cuore della fortezza (pretorio, foro, locali pubblici).Gli alloggi degli ufficiali erano vere e proprie case comode; i centurioni ed i soldati vivevano invece in camerate.

In questi castra si trovava tutto quello che era necessario per la vita di tutti i giorni: ospedale; magazzini per viveri, olio, vino, in quantità tale da sopperire ad un eventuale assedio; officine per la produzione e riparazione delle armi; fabbriche di mattoni, recanti spesso la stampigliatura a timbro della legione produttrice; bagni e latrine pubblici. In genere non mancavano le terme, che per i legionari costituivano l’ unico luogo di svago.

Per il rifornimento d’ acqua erano scavati dei canali, alcuni dei quali interrati, che collegavano il campo alla sorgente più vicina. In caso di necessità venivano costruite cisterne, quali riserve d’ acqua.

Attorno a questi accampamenti si creò nel tempo una vita collaterale, fatta di mercanti, artigiani, donne, che intrecciavano relazioni con i legionari. Molti abitanti della zona si stabilirono nei dintorni per essere protetti e per sfruttare i traffici commerciali. Così da molti di questi insediamenti si svilupparono vere e proprie città, come Augusta Taurinorum (Torino), Augusta Praetoria (Aosta), Mogontiacum (Magonza), Vetera (Xanten), Vindonissa (Windisch), Bonna (Bonn), Deva (Chester), Argentorade (Strasburgo), Aquincum (Budapest) e tante altre città dell’ impero romano.